Il nostro autore trova nella sua villa ogni pace e felicità, e noi in questo riguardo non possiamo far di meglio, che rimandare il lettore a quanto egli stesso ne dice nel suo Trattato (pag. 88). Ma, oltre al piacere, s'ha anche un vantaggio economico quando il podere contenga ogni cosa necessaria alla famiglia, grano, vino, olio, strame e legne (pag. 84), e allora lo si paga volentieri anche di più, perchè non s'ha poi bisogno di comprar nulla sul pubblico mercato. Dei dintorni di Firenze assai notevole ci sembra la descrizione ch'egli ci dà con queste parole: «In quello di Firenze ne sono molti (siti) posti in aere cristallino, in paese lieto, bella veduta, rare nebbie, non venti nocivi, buone acque, sane, pure, e buone tutte le cose, e molti casamenti, i quali sono come palagi di signori (e molti hanno forma di fortezze e di castella), edifici superbi e sontuosi». Egli intende quelle case di campagna, che nel loro genere potrebbero dirsi veri modelli, e che per la maggior parte nel 1529 furono, sebbene indarno, sacrificate dai fiorentini alla difesa della patria.
In queste ville, come in quelle lungo il Brenta, sui laghi di Lombardia, a Posilipo e a Vomero, la vita sociale assunse un carattere più libero e sciolto che non nelle sale dei grandi palagi di città. Le descrizioni degli inviti, delle cacce e di tanti altri passatempi di quella vita condotta quasi per intero all'aperto hanno ancor oggi qualche cosa di attraente negli scrittori, presso i quali s'incontrano. Ma quelle dimore campestri offersero altresì ozio e quiete a profondi pensatori, e in esse furono maturate talvolta le più nobili creazioni dell'ingegno umano.
CAPITOLO VIII. Le Feste.
Loro forme rudimentali, il Mistero e la Processione. — Pregi delle feste italiane su quelle d'altri paesi. — L'allegoria nell'arte italiana. — Rappresentanti storici dell'universalità. — Le rappresentazioni dei Misteri. — Il Corpusdomini in Viterbo. — Rappresentazioni profane. — Pantomime e ricevimenti solenni di principi. — Processioni; trionfi spirituali. — Trionfi profani. — Corse navali. — Carnevale a Roma e a Firenze.
Non è semplice caso o capriccio, che ci consiglia di unire allo studio della vita sociale anche quello delle pompe festive e delle rappresentazioni. La magnificenza veramente artistica che l'Italia spiega[231] in queste ultime, non fu raggiunta che mediante quella stessa convivenza di tutte le classi, che costituisce anche la base fondamentale della società italiana. Nel nord dell'Europa i monasteri, le corti e le comunità cittadine avevano le loro feste e rappresentazioni speciali, come in Italia; ma colà ebbero differenze essenziali di forma e di sostanza, qui furono invece portate ad un alto grado di sviluppo da una cultura e da un'arte, che erano il patrimonio di tutti. L'architettura decorativa, che venne in aiuto a queste feste, merita una pagina speciale nella storia dell'arte, quantunque essa ci apparisca ancora come una creazione puramente fantastica, che noi siamo costretti ad immaginare dalle descrizioni che ci son date. Qui noi ci occupiamo della festa come di un momento di entusiasmo, nel quale le idealità religiose, morali e poetiche assumono una forma visibile. Le feste italiane nella loro forma più elevata segnano un vero passaggio dalla vita reale a quella dell'arte.
Le due forme principali delle rappresentazioni festive sono, come in tutto l'occidente, il Mistero, vale a dire la storia sacra o la leggenda religiosa drammatizzate, e la Processione, vale a dire una marcia solenne per qualsiasi motivo pur religioso.
Ora in Italia le rappresentazioni dei Misteri erano nel complesso assai più splendide e numerose che altrove, e ad accrescerne il lustro largamente vi concorrevano le arti figurative e la poesia. Da esse poi si svolse più tardi non solo la farsa e tutto il dramma profano, ma anche la pantomima, che, accompagnata dal canto e dal ballo, cerca l'effetto nella bellezza e ricchezza dello spettacolo.
Dalla Processione poi ha origine nelle città italiane provvedute di strade ampie, piane e ben selciate,[232] il Trionfo, vale a dire la processione di persone vestite in costume a piedi o su carri, con carattere dapprima prevalentemente sacro, poscia a poco a poco sempre più profano. La processione del Corpusdomini e i carri del carnevale si toccano qui assai da vicino, quanto alla pompa della rappresentazione, ed in seguito vi si aggiungono anche i solenni ricevimenti di principi, che fanno il loro solenne ingresso in qualche città. Vero è, che anche gli altri popoli pretendevano in simili occasioni uno sfoggio straordinario di lusso e di magnificenza, ma gl'Italiani soltanto sapevano portare in tali feste un certo gusto artistico, per modo che ne usciva un concetto armonico in tutte le sue parti.
Ciò che di tali feste oggidì sopravvive non può dirsi che un avanzo ben meschino e quasi un'ombra di esse. Le processioni sacre e i ricevimenti dei principi si spogliarono presso che affatto dell'elemento, che dava loro una certa impronta drammatica, l'abbigliamento in costume, perchè si temono le derisioni del pubblico e perchè le classi colte, che una volta vi prendevano una parte attiva, se ne tengono ora lontane, quale per un motivo, quale per l'altro. Anche le mascherate carnevalesche continuano sempre più a cadere in disuso. Quel poco che ancora rimane, per esempio i singoli travestimenti adottati nelle processioni di certe confraternite religiose, e perfino la pomposa festa di S. Rosalia a Palermo, è una prova manifesta e parlante, che tali usi, dinanzi alla progrediente civiltà, sono destinati irreparabilmente a cadere.
Le feste hanno l'epoca del loro decisivo trionfo sull'aprirsi dell'evo moderno, nel secolo XV,[233] se pure anche in ciò Firenze non ha prevenuto tutto il resto d'Italia. Quivi infatti è relativamente molto più antica la organizzazione per quartieri in occasione di pubbliche rappresentazioni, la cui magnificenza presuppone un grande sfoggio di mezzi artistici. Di questo genere è la celebre rappresentazione dell'Inferno, fatta in parte sopra un palco e in parte su barche appostate nell'Arno, il primo giorno di maggio dell'anno 1304, quando sotto gli spettatori si ruppe il ponte alla Carraia.[234] Anche il fatto che più tardi i fiorentini vengono chiamati, in qualità di festaiuoli, ad organizzar feste in tutte il resto d'Italia,[235] prova chiaramente il grado di perfezione, cui essi aveano saputo portar le proprie.