L'Italiano del Rinascimento dovette affrontare pel primo l'urto violento di quella nuova êra mondiale. Colle sue doti e le sue passioni, egli divenne il più notevole rappresentante di tutte le altezze e di tutti gli abissi del suo tempo. Vicino alla più profonda corruzione si svolse la più nobile armonia della personalità, ed un'arte gloriosa che esaltò la vita individuale ad un punto, cui non seppero o non vollero pervenire nè l'antichità, nè il medio-evo.

CAPITOLO II. La Religione nella vita quotidiana.

Difetto di una riforma. — Posizione degl'Italiani di fronte alla Chiesa. — Odio contro la gerarchia e le fraterìe. — I frati mendicanti. — L'Inquisizione domenicana. — Gli ordini religiosi superiori. — Abituale ingerenza della Chiesa e de' suoi riti. — Apostoli di penitenza. — Girolamo Savonarola. — L'elemento pagano nelle credenze popolari. — La fede nelle reliquie. — Il culto di Maria. — Oscillazioni nel culto. — Grandi epidemie religiose. — Loro ordinamento poliziesco in Ferrara.

In strettissima attinenza colla moralità di un popolo sta la questione della sua credenza religiosa, vale a dire della sua fede maggiore o minore in un governo provvidenziale del mondo, sia che questa fede lo riguardi come predestinato alla felicità o lo consideri come condannato al dolore e ad una imminente rovina.[339] Ora l'incredulità italiana di quel tempo è notissima, e chi ne cercasse le prove, potrebbe assai facilmente raccoglierne testimonianze a migliaia. Ma anche qui noi ci limiteremo a fare le debite distinzioni, astenendoci da qualsiasi giudizio assoluto e definitivo.

La credenza alla Divinità nei tempi precedenti aveva avuto la sua origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo e nel suo simbolo esterno, la Chiesa. Quando questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto distinguere e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale postulato è più facile a presupporsi, che ad effettuarsi. Non ogni popolo è abbastanza calmo e flemmatico sino a tollerare una permanente contraddizione tra un principio e la sua personificazione esterna. Ed è per l'appunto la Chiesa che cade in questa contraddizione e che con ciò si tira addosso la più grande responsabilità, che sia mai stata nella storia. Infatti ella ha sostenuto con tutti i mezzi della violenza una dottrina corrotta e svisata a tutto vantaggio della sua onnipotenza, e, conscia della propria inviolabilità, si lasciò cadere in braccio alla più scandalosa demoralizzazione: indi, per mantenersi in tale sua condizione, ella ha menato colpi mortali contro lo spirito e la coscienza dei popoli, alienandosi così e spingendo ella stessa all'incredulità molti spiriti elevati, che nella loro coscienza non poterono più restarle fedeli.

Ora innanzi tutto sorge da sè la domanda: perchè dunque l'Italia tanto progredita nella cultura non reagì con maggior vigore contro gli abusi della gerarchia, perchè non effettuò essa una Riforma simile alla tedesca e prima di questa?

C'è una risposta, che a prima vista sembrerebbe dover appagare chiunque, vale a dire, che l'Italia non s'era proposta altro scopo, fuorchè di negare la gerarchia, mentre l'origine e la libertà assoluta della Riforma tedesca sono dovute alle dottrine positive della giustificazione per mezzo della fede e della inefficacia delle buone opere.

Egli è certo che queste dottrine non cominciarono a diffondersi dalla Germania in Italia se non assai tardi, e quando già la potenza spagnuola vi si era talmente afforzata da potervi opprimere, parte immediatamente, parte mediante il Papato e i suoi strumenti, ogni cosa.[340] Ma già anche nei moti religiosi d'Italia dei tempi anteriori, dai Mistici del secolo XIII sino al Savonarola, eravi un grande elemento di vera fede, cui, per maturare, non mancarono che le occasioni, come più tardi mancarono alla setta degli Ugonotti, animata essa pure da sentimenti veramente cristiani. Avvenimenti colossali come la Riforma del secolo XVI escono in generale, per ciò che riguarda le singole particolarità e il loro modo di manifestarsi e di svolgersi, dalla cerchia di qualsiasi calcolo storico-filosofico, per quanto anche si possa con tutta evidenza mostrarne la necessità. I moti dello spirito, il loro balenare improvviso, il loro espandersi e l'intima loro essenza sono e rimangono ai nostri occhi un enigma, almeno in questo senso, che, delle forze che in essi agiscono, noi non conosciamo che questa, ma non mai tutte.

I sentimenti delle classi superiori e medie in Italia verso la Chiesa al tempo in cui il Rinascimento era al colmo del suo splendore, si manifestano in un misto di malcontento profondo e beffardo e di sommissione rassegnata alla gerarchia, in quanto essa s'intreccia alla vita esterna, nonchè in un certo sentimento di rispetto pei Sacramenti, per le ceremonie sacre e pei riti. A tutto questo possiamo aggiungere, come specialità al tutto caratteristica dell'Italia, la grande influenza personale esercitata da alcuni sacri oratori.