Ora, quanto agli spiriti più illuminati, si può benissimo supporre che essi, oltre un certo limite, non si lasciassero nelle loro azioni determinare dai pianeti, e che vi fosse realmente un punto, al di là del quale la religione e la coscienza non permettevano di andare. Ma nel fatto uomini valenti e pii non solo parteciparono a questi delirii, ma se ne fecero perfino sostenitori e rappresentanti. Uno di questi fu maestro Pagolo da Firenze,[457] nel quale si vede presso a poco la stessa tendenza a moralizzare l'astrologia, che negli ultimi tempi di Roma si scorge in Firmico Materno.[458] La sua vita era quella di un santo anacoreta: non si cibava che assai scarsamente, disprezzava ogni bene mondano e non cercava d'arricchirsi d'altro, fuorchè di libri: dotto medico, egli limitava l'esercizio pratico della sua arte ai bisogni di alcuni amici, ponendo loro per condizione che prima si confessassero. Le persone colle quali trattava, erano quel ristretto, ma celebre circolo, che si raccoglieva nel convento degli Angeli intorno a frà Ambrogio Camaldolese (v. pag. 307), e Cosimo il vecchio, specialmente ne' suoi ultimi anni; imperocchè anche Cosimo faceva gran conto della scienza astrologica e se ne serviva, benchè soltanto per oggetti speciali e probabilmente d'ordine secondario. Del resto, Pagolo non dava responsi astrologici se non agli amici più intimi. — Ma, anche senza una tale rigidezza di costumi, l'astrologo poteva essere un uomo stimato e intervenire dovunque, e in Italia se ne aveva un numero senza paragone maggiore, che in qualunque altro paese d'Europa, dove non s'incontrano che nelle corti più ragguardevoli, e anche quivi a tempi determinati. Per contrario, chiunque anche tra i privati avesse una casa talqualmente considerevole in Italia non tralasciava, specialmente quando l'uso divenne generale, di avere anche il suo astrologo, il quale per altro era anche non di rado retribuito assai scarsamente.[459] Oltre a ciò, avendo questa scienza acquistato una grande diffusione ancor prima dell'invenzione della stampa, erano sorti in gran numero i dilettanti, che s'attennero quanto più facilmente potevano ai maestri di essa. La specie detestata degli astrologi era quella soltanto, che non prendeva in aiuto le stelle se non per congiungervi le arti della magìa, e che cercava di coprir queste all'ombra di quella scienza.
Ma anche senza questa deplorevole aggiunta l'astrologia è pur sempre un malaugurato elemento della vita italiana d'allora. Qual dolorosa impressione non fanno quegli uomini superiori, ricchi di tanta cultura e così tenaci nelle loro idee, quando la cieca smania di conoscere e di scongiurar l'avvenire obbliga la loro potente volontà individuale ad abdicare a se stessa! Vero è che talvolta, se le stelle presagiscono qualche cosa di veramente sinistro, essi sorgono risolutamente, agiscono indipendentemente da tali presagi e si consolano col motto: Vir sapiens dominabitur astris;[460] — ma tosto dopo noi li vediam ricadere nell'antico delirio.
Innanzi tutto si fa l'oroscopo di tutti i figli d'illustri famiglie, e dietro ciò si trascina mezza la vita, aspettando inutilmente avvenimenti, che non si verificano.[461] Poi vengono interrogati gli astri per ogni importante deliberazione dei potenti, specialmente per l'ora di cominciarla. I viaggi dei principi, i ricevimenti degli ambasciatori stranieri,[462] il getto delle fondamenta di qualche grande edificio si fanno dipendere da tali pronostici. Un esempio assai parlante se ne ha nella vita del già citato Guido Bonatto, il quale e per la sua grande attività e per una grande opera scritta su questo argomento[463] può dirsi il restauratore dell'astrologia del secolo XIII. Per porre un termine al parteggiare de' Guelfi e de' Ghibellini in Forlì egli persuase gli abitanti a ricostruire a nuovo le mura della città e a cominciare solennemente quel lavoro sotto una certa costellazione, che egli indicò, assicurando, che se alcuni rappresentanti di entrambi i partiti gettassero contemporaneamente una pietra nelle fondamenta, non vi sarebbe stata per tutta l'eternità più discordia alcuna a Forlì. Furono scelti un guelfo ed un ghibellino: giunse il solenne momento, ambedue tenevano la loro pietra in mano, i lavoratori stavano in attesa con gli strumenti alla mano, e Bonatto diede il segnale. — Il ghibellino fu pronto a gettare la sua pietra; ma il guelfo indugiò, e da ultimo si rifiutò affatto, perchè il Bonatto stesso passava per ghibellino e poteva sottintendere qualche cosa di misteriosamente nocivo ai guelfi. Allora l'astrologo gli fu sopra con queste parole: «Dio sperda te e il tuo partito e la vostra diffidente malignità! questo segnale non riapparirà più per lo spazio di cinquecento anni sopra la nostra città!» Infatti Dio disperse più tardi i guelfi di Forlì, ma ora (scrive il cronista intorno all'anno 1480) guelfi e ghibellini sono affatto riconciliati fra loro, e non si ode più neanche il nome dei due partiti.[464]
Ciò che più d'ogni altra cosa si fa dipendere dalle stelle, sono le risoluzioni relative alla guerra. Lo stesso Bonatto procurò al celebre capo dei ghibellini Guido da Montefeltro un gran numero di vittorie, indicandogli la vera ora segnata dalle stelle per uscire in campo: quando il Montefeltro non lo ebbe più presso di sè,[465] gli mancò affatto il coraggio di sostenersi ulteriormente nella sua tirannide e si rinchiuse in un convento di Minori Osservanti, dove sopravisse ancora lunghi anni. I Fiorentini nella guerra pisana del 1362 si fecero precisare dal loro astrologo l'ora della partenza per la spedizione;[466] e furono quasi in ritardo, perchè improvvisamente venne l'ordine di tenere una via diversa dalla solita, nell'attraversar la città. Le altre volte infatti erano sempre usciti per la via di Borgo S. Apostolo ed aveano avuto sempre un esito sfavorevole: evidentemente a questa via, quando si dovea marciar contro Pisa, si connetteva un sinistro augurio, e appunto per ciò le truppe furono ora condotte fuori per Porta Rossa; ma perchè quivi le tende distese al sole non erano state tolte, si dovette (e fu un nuovo sinistro augurio) portar le bandiere abbassate. In generale l'astrologia era inseparabile dall'arte della guerra pel fatto che tutti i Condottieri vi credevano. Jacopo Caldora, colpito da grave infermità, era tranquillo, perchè sapeva che sarebbe morto in campo, come in fatto gli accadde.[467] Bartolommeo Alviano era persuaso che le sue ferite alla testa gli fossero toccate, al par che il suo comando, per volere delle stelle:[468] Nicolò Orsini-Pitigliano per la conclusione del suo contratto con Venezia (1495) si fa indicare dal fisico ed astrologo Alessandro Benedetto[469] il momento astronomico favorevole. Allorchè i fiorentini nel primo di giugno del 1498 investirono solennemente della sua dignità il nuovo lor Condottiero Paolo Vitelli, lo scettro del comando, che gli fu presentato, era fornito di una copia della costellazioni e precisamente per desiderio del Vitelli stesso.[470]
Talvolta non è ben certo, se in circostanze politiche di gran rilievo sieno stati previamente consultati i pianeti, o se gli astrologi per sola curiosità a cose compiute abbiano calcolato la costellazione, che dovrebbe aver signoreggiato in quel dato momento. Allorchè Gian Galeazzo Visconti (v. vol. I, p. 18) con un tratto veramente astuto giunse a far prigioniero suo zio Bernabò e tutta la sua famiglia (1385), Giove, Saturno e Marte stavano nella costellazione dei Gemelli, dice un contemporaneo,[471] ma non si saprebbe dire se ciò abbia contribuito a fargli prendere quella risoluzione. Non di rado è probabile che un certo senso politico, più che l'andamento dei pianeti, abbia guidato l'astrologo nelle sue predizioni.[472]
Se l'Europa per tutta la seconda metà del medio-evo s'era lasciata terrorizzare dalle predizioni astrologiche, che da Parigi e da Toledo annunciavano pestilenze, guerre, tremuoti, inondazioni ecc., anche l'Italia in questo riguardo non si rimase in addietro degli altri paesi. Allo sventurato anno 1494, che aperse per sempre la Penisola alle invasioni straniere, precorsero innegabilmente delle predizioni assai tristi,[473] ma bisognerebbe sapere se tali predizioni non si tenessero già pronte per ogni anno qualunque.
Senonchè il sistema si estese nella sua piena, antica coerenza anche in regioni, dove meno si sarebbe creduto di dover poi incontrarlo. Se poi tutta la vita esterna ed interna dell'individuo è misteriosamente legata al fatto della sua nascita, anche la vita dei popoli e delle religioni si lega similmente colle loro primitive origini, e siccome le costellazioni di questi grandi fatti sociali sono variabili, variabili sono pure questi fatti in sè stessi. L'idea che ogni religione abbia il suo giorno di prevalenza sulle altre nel mondo s'insinua per questa via astrologica anche nella vita e nella civiltà degli Italiani. La congiunzione di Giove con Saturno, fu scritto,[474] produsse la religione ebraica, quella con Marte la caldaica, quella col Sole l'egiziana, quella con Venere la maomettana, quella con Mercurio la cristiana, e quella con la Luna produrrà quando che sia la religione dell'Anticristo. In modo affatto sacrilego Cecco d'Ascoli aveva già calcolato la nascita di Cristo e dedottane la sua crocifissione, e questa profanazione lo condusse nel 1327 al rogo in Firenze.[475] Dottrine simili finivano col portare nelle ultime loro conseguenze un'incertezza assoluta nel campo del soprannaturale.
Ma appunto per ciò in tanto maggior pregio è da tenersi la lotta, che il lucido spirito degli Italiani sostenne contro tutto questo tessuto di sogni e di delirii. Accanto alle grandi monumentali illustrazioni dell'astrologia, quali sono gli affreschi del salone di Padova[476] e quelli della residenza d'estate (Schifanoja) di Borso da Ferrara, accanto alle lodi impudenti, che si permette perfino Beroaldo il vecchio,[477] suona tanto più viva e solenne la protesta di quelli, che non si lasciarono traviare da simili follie. Anche in questo riguardo l'Antichità aveva in certo modo additato la via, ma quei saggi non parlano per imitare gli antichi, bensì per quel sano criterio naturale che era in essi e per le lezioni, che aveano raccolte dall'esperienza. Il Petrarca, che conobbe a fondo gli astrologi per contatti personali avuti con essi, non ha per loro che parole di derisione e di scherno,[478] dalle quali apertamente traluce quanto menzognero e fallace sia il loro sistema. Anche la novella sin dalla sua nascita, cioè sin dalle «Cento novelle antiche», è quasi sempre ostile agli astrologi.[479] I cronisti fiorentini poi levano energiche voci di protesta, quando sono costretti a menzionare quel delirio, perchè s'innesta nelle tradizioni patrie. Giovanni Villani ripetè più d'una volta:[480] «nessuna costellazione può sottoporre alla necessità il libero volere dell'uomo, nè il consiglio di Dio»; Matteo Villani biasima l'astrologia come un vizio, che i Fiorentini avrebbero ereditato dai loro antenati gentili, i Romani. Ma la questione non s'arrestò nel solo campo letterario, e divenne una vera questione sociale pei partiti, che a questo riguardo si formarono. Nella terribile inondazione dell'anno 1333, e di nuovo in quella del 1345, sorsero dispute accanitissime tra gli astrologi e i teologi intorno all'influsso delle stelle, e al volere di Dio, e alla sua giustizia retributiva.[481] Queste lotte non cessarono poi più del tutto per l'intero periodo del Rinascimento,[482] e si può crederle sincere, perchè presso i potenti sarebbe stato più facile e più utile il difendere, che non il combattere l'astrologia.