Ma il campo di gran lunga più importante per la strega sono e rimangono gl'intrighi amorosi, sotto il qual nome si comprende l'eccitamento all'amore ed all'odio, l'ordire inganni per ispirito di vendetta, il disperdere il frutto di un colpevole amore, e secondo le circostanze il premeditare anche la morte di chi tradisce la fede data con arti magiche o con bevande avvelenate.[520] Siccome in tali donne non si aveva che una fiducia assai condizionata, così cominciarono a pullulare i dilettanti, che, avendo appreso da esse ora un segreto, ora l'altro, esercitavano poi l'arte per conto proprio. Le meretrici romane, per esempio, cercavano di aiutare il prestigio della propria persona anche con apposite malìe, alla maniera della Canidia di Orazio. L'Aretino non solo ne sa qualche cosa,[521] ma è anche in grado di darne piena contezza. Egli enumera tutti gli spaventosi attrezzi, che si trovano raccolti nei loro armadii: capelli, cranii, costole, denti, occhi di persone morte, pelli d'uomini, umbilichi di piccoli fanciulli, suole da scarpe e vestimenti rapiti a cadaveri; nè contente di ciò, vanno esse stesse a disseppellire nei cimiteri le carni imputridite, e le danno mascheratamente a mangiare ai loro galanti, oltre ad altre nefandità impossibili a riferire. Di più, fanno bollire alla rinfusa nell'olio rubato alle lampade delle chiese capelli, spilli, frammenti d'unghie del loro amante. Dei loro scongiuri il più innocente è quello, con cui formano un cuore di cenere calda, e vi pungono dentro cantando:

«Prima che'l fuoco spenghi,

«Fa ch'a mia porta venghi:

«Tal ti punga il mio amore,

«Quale io fo questo cuore».

Del resto usano anche formole magiche allo splendor della luna, segni misteriosi sul terreno, figure in cera od in bronzo, che senza dubbio rappresentano l'amante, e di cui si servono secondo le circostanze.

Ma a tali cose si era talmente avvezzi, che una donna, la quale senza bellezza e gioventù esercitasse tuttavia un certo fascino sugli uomini, cadeva senz'altro in sospetto di stregoneria. La madre del Sanga,[522] segretario di Clemente VII, avvelenò la di lui amante, che era una di queste; ma sfortunatamente perì anche il figlio e con lui un'intera società d'amici, che mangiarono un'insalata avvelenata.


Ora si fa innanzi, non come aiutatore, ma come rivale della strega, il mago od incantatore, ancor più esperto di tutte le arti le più pericolose. Talvolta egli è altrettanto, od anche più astrologo, che mago: più spesso però sembra essersi egli spacciato per astrologo per non essere perseguitato come mago, molto più che quest'ultimo non poteva prescindere da un po' di astrologia, per conoscere le ore favorevoli e indicarle (v. pag. 321 e 328). Ma siccome molti spiriti sono buoni od indifferenti,[523] così anche il loro scongiuratore può godere di una abbastanza buona reputazione, e Sisto IV nel 1474 dovette con un Breve apposito[524] chiamare al dovere alcuni Carmelitani bolognesi, che dal pulpito predicavano non esservi alcuna colpa nell'interrogare i demonii sulle cose future. La cosa in sè non sembrava niente affatto impossibile a molti; una prova indiretta se ne ha in questo, che anche le persone le più timorate dal canto loro credevano a visioni di buoni spiriti, ch'esse stesse avevano ardentemente invocato. Il Savonarola è pieno di queste ubbie; i platonici fiorentini parlano di una mistica unione con Dio e Marcello Palingenio (v. vol. I, pag. 354 e segg.) lascia apertamente intendere, ch'egli ha che fare con degli spiriti dell'altro mondo.[525] Egli è anche persuaso dell'esistenza di un'intera gerarchia di maligni spiriti, che, dimorando negli spazi aerei tra la terra e la luna, insidiano alla vita dell'uomo e tentano sconvolgere le leggi della natura,[526] anzi egli dice di conoscerne taluni personalmente. Ora, siccome lo scopo del nostro libro non ci permette una esposizione diffusa e sistematica delle opinioni, che allora prevalevano intorno a queste credenze spiritistiche, così ci accontenteremo qui di riferire un sunto della relazione del Palingenio, a guisa di saggio od esempio.[527]