[178]. Giraldi, Hecatommithi, Introduz., Nov. 6.

[179]. Paul. Jov. Elogia.

[180]. Aen. Sylvius (Vitae Paparum, presso Murat. III, II, col. 880); egli dice parlando di Baccano: pauca sunt mapalia, eaque hospitia faciunt Theutonici; hoc hominum genus totam fere Italiam hospitalem facit; ubi non repereris hos, neque diversorium quaeras.

[181]. Franco Sacchetti, Nov. 21. — Padova intorno al 1450 vantava un grandioso albergo all'insegna del Bue, che aveva stalle per 200 cavalli. Michele Savonarola, presso Murat. XXIV, col. 1175. — Firenze aveva, fuori di porta S. Gallo, una delle più belle osterie che si conoscessero, ma serviva soltanto di luogo di convegno, a quanto sembra, per chi vi andava a diporto dalla città. Varchi, Stor. fiorent. III, p. 86.

[182]. Veggasi ad es. i passi relativi nella Nave della follia di Sebastiano Brant, nei Colloqui di Erasmo, nel poema latino Grobianus ecc. — Fra gli scrittori antichi cfr. Teofrasto, I Caratteri.

[183]. Che la burla si fosse fatta più moderata può vedersi da molti esempi addotti nel Cortigiano, L. II, fol. 96. Tuttavia in Firenze essa si mantenne quanto più potè. Ne sono una prova le novelle del Lasca.

[184]. Per Milano è importantissimo un passo del Bandello. Parte I, Nov. 9. C'erano più di 60 carrozze tirate a quattro cavalli, e innumerevoli a due, in parte riccamente dorate e intagliate, con damaschi di seta. Cfr. ivi Nov. 4. — Ariosto, Sat. III, v. 127.

[185]. Bandello, Parte I, Nov. 3, III, 42, IV, 25.

[186]. De vulgari eloquio, ed. Corbinelli, Parisiis 1577, scritto, secondo il Boccaccio (Vita di Dante, p. 77), poco prima della sua morte. — Sul rapido mutarsi della lingua mentre era ancor vivo egli si esprime nel principio del «Convito».

[187]. Il prevalere successivo della medesima nella letteratura e nella vita pratica potrebbe da qualsiasi conoscitore indigeno rappresentarsi facilmente per mezzo di alcune tabelle comparative. In esse bisognerebbe far rilevare quanto a lungo nei secoli XIV e XV si sieno, o del tutto od in parte, mantenuti i singoli dialetti nelle corrispondenze giornaliere, negli atti governativi, nei protocolli giudiziarii, e finalmente nelle cronache e nelle altre produzioni letterarie. E bisognerebbe tener conto altresì del perdurare dei dialetti italiani accanto ad un latino sempre meno puro, che poi servì come lingua ufficiale.