[188]. Così la pensa anche Dante: De vulgari eloquio, I, c. 17, 18.

[189]. Anche molto tempo prima si scriveva e si leggeva il toscano in Piemonte, ma per l'appunto si scriveva e si leggeva assai poco.

[190]. Nella vita quotidiana si sapeva benissimo per quali cose potesse adoperarsi il dialetto, e per quali no. Gioviano Pontano si permette di ammonire espressamente il principe ereditario di Napoli a non farne uso (Jov. Pont. De principe). Come è noto, gli ultimi Borboni non erano molto scrupolosi in questo riguardo. — Un cardinale milanese messo in derisione, perchè a Roma voleva usare il proprio dialetto, veggasi nel Bandello, Parte II, Nov. 31.

[191]. Bald. Castiglione, Il Cortigiano, L. I, f. 27 e segg. — Benchè abbia la forma di un dialogo, l'opinione dell'autore emerge chiarissima in mille punti.

[192]. Sol che in questo riguardo non si vada troppo oltre. I satirici vi frammischiano elementi spagnuoli e il Folengo (sotto il pseudonimo di Limerno Pitocco, nell'«Orlandino») anche voci francesi, ma solo per celia. Nelle Commedie uno spagnuolo parla un gergo ridicolo misto di spagnuolo e di italiano. È abbastanza singolare che una via di Milano, che al tempo della venuta dei francesi (1500-1512, 1515-1522) si chiamò Rue belle, ancor oggidì si chiami Rugabella. Della lunga dominazione spagnuola non è rimasta quasi traccia veruna nella lingua, e negli edifizi e nelle vie tutt'al più qua e là il nome di qualche vicerè. Fu nel secolo XVIII che colle idee francesi diluviarono in Italia anche le voci e i modi di quella lingua; i puristi del nostro secolo fecero e fanno ogni sforzo per bandirli del tutto.

[193]. Firenzuola, Opere, I nella prefazione al Discorso sulla Bellezza delle donne, e II nei Ragionamenti, che precedono le Novelle.

[194]. Bandello, Parte I, Proemio e Nov. 1 e 2. — Un altro lombardo, il già nominato Teofilo Folengo, nel suo «Orlandino» scioglie la questione col farvi sopra le più grosse risate del mondo.

[195]. Uno di questi ebbe luogo, a quanto sembra, in Bologna sul finire del 1531 sotto la presidenza del Bembo. Veggasi la lettera di Claudio Tolomei, presso il Firenzuola, Opere, vol. II, nelle Appendici.

[196]. Luigi Cornaro si lamenta verso il 1550 (al principio del suo Trattato della vita sobria) che da non lungo tempo prevalgano in Italia le ceremonie (spagnuole) e i complimenti, il luteranismo e la crapula. (Al tempo stesso scomparvero la temperanza e la lieta società). Cfr. pag. 114.

[197]. Vasari XII, p. 9 e 11, Vita del Rustici. — Ed anche la maledica genia degli artisti affamati, XI, 216 e segg. Vita di Aristotile. — I capitoli del Machiavelli per una società di buontemponi (nelle opere minori, p. 407) sono una comica caricatura degli statuti delle società in generale, nello stile alquanto libero degli uomini di mondo. — Incomparabilmente bella è e rimarrà sempre la nota descrizione di quel convegno notturno d'artisti in Roma, di cui parla Benvenuto Cellini, I, cap. 30.