[198]. La mensa doveva tenersi presso a poco tra le dieci e le undici del mattino. Cfr. Bandello, Parte II, Nov. 10.

[199]. Prato, Arch. stor., III, p. 309.

[200]. I passi più importanti: Parte I, Nov. 1, 3, 21, 30, 44, II, 10, 34, 55, III, 17, ecc.

[201]. Cfr. Lorenzo il Magnifico de' Medici, Poesie, I, 204 (Il Simposio), 291 (la Caccia col falcone). — Roscoe, Vita di Lorenzo, III, p. 140, e appendici 17 sino a 21.

[202]. Il titolo Simposio, è inesatto: dovrebbe dirsi: il Ritorno dalla Vendemmia. Lorenzo dipinge in modo piacevolissimo, facendo una parodia dell'Inferno di Dante, come egli abbia incontrato per lo più in Via Faenza, l'un dopo l'altro, tutti i suoi buoni amici più o meno spolverizzati, perchè reduci dalla campagna. Uno dei più comici e belli è il Capitolo ottavo, dove dipinge il piovano Arlotto, il quale esce in cerca della sete che ha perduto, ed a questo scopo porta con sè carne secca, una aringa, una ghiera di cacio, un salsicciotto, quattro sardelle, e tutte si cocevan nel sudore.

[203]. Intorno a Cosimo Rucellai, come centro di questo circolo sul principio del secolo XVI, veggasi Machiavelli, Arte della guerra, L. I.

[204]. Il Cortigiano, L. II, fol. 53. — Cfr. sopra pag. 125 e 143.

[205]. Celio Calcagnini (Opera, p. 514) descrive l'educazione di un giovane italiano di condizione elevata intorno al 1500 (nell'orazion funebre di Antonio Costabili) nel modo seguente: dapprima artes liberales et ingenuae disciplina; tum adolescentia in iis exercitationibus acta, quae ad rem militarem corpus animumque praemuniunt. Nunc gymnastae operam dare, luctari, excurrere, natare, equitare, venari, aucupari, ad palum et apud lanistam ictus inferre aut declinare, caesim punctimve hostem ferire, hastam vibrare, sub armis hyemem juxta et aestatem traducere, lanceis occursare, veri ac communis Martis simulacra imitari. — Il Cardano (De propria vita, c. 7) fra i suoi esercizi ginnastici nomina anche il saltare sopra un cavallo di legno. — Cfr. il Gargantua, I, 23, 24: dell'educazione in generale, e 35: delle arti dei ginnasti.

[206]. Sansovino, Venezia, fol. 172 e segg. Esse debbono essere nate in occasione delle gite che si facevano al Lido, dove si soleva esercitarsi al tiro della balestra: la grande regata generale del dì di S. Paolo era ufficiale sino dal 1315. — Prima si cavalcava anche molto a Venezia, quando le strade non erano ancora selciate in pietra, nè costrutti in marmo con archi molto alti i ponti di legno ancora piani. Il Petrarca fin dal suo tempo (Epist. seniles, IV, 2, p. 783) descrive un magnifico torneo di cavalieri sulla piazza di S. Marco, e del doge Steno si sa che intorno al 1400 aveva una scuderia non meno splendida di quella di qualsiasi principe d'Italia. Ma il cavalcare nelle vicinanze di quella piazza era di regola proibito sino dal 1291. — Più tardi naturalmente i veneziani passarono per meschini cavalcatori. Cfr. Ariosto, Sat. V, v. 208.

[207]. Sulle cognizioni musicali di Dante e sulle melodie che accompagnarono alcune poesie del Petrarca e del Boccaccio, veggasi il Trucchi, Poesie ital. ined. II, p. 139. — Sui teorici del secolo XIV V. Filippo Villani, Vite, p. 46, e Scardeonio, De urb. Patav. antiq. presso Grevio, Thesaur. VI, III, col. 297. — Sulla musica alla corte di Federigo da Urbino ha molti particolari Vespasiano fiorent. pag. 122. — Sulla cappella dei fanciulli di Ercole I, veggasi il Diario ferrarese, presso Murat. XXIV, col. 358. — Fuori d'Italia alle persone di rango elevato non era lecito d'occuparsi personalmente di musica; alla corte fiamminga del giovane Carlo V s'ebbe una volta una questione assai grave su questo argomento: cfr. Hubert. Leod. De vita Frid. II, Palat. L. III. — Enrico VIII d'Inghilterra costituisce una singolare eccezione in proposito.