Un passo importante ed esteso intorno alla musica trovasi dove meno lo si cercherebbe, nella Macaroneide, Phantas XX. È la descrizione comica di un quartetto a voci, dalla quale appare che si cantavano anche canzoni francesi e spagnuole, che la musica aveva omai i suoi avversari (intorno al 1520) e che la cappella di Leone X e il compositore Josquin des Près (di cui si nominano le opere principali) erano l'oggetto del maggiore entusiasmo. Lo stesso autore (Folengo) mostra per la musica un fanatismo affatto moderno anche nel suo Orlandino (pubblicato sotto il nome di Limerno Pitocco), III, 23 e segg.

[208]. Leonis vita anonyma, presso Roscoe, ed. Bossi, XII, p. 171. Non sarebbe questi per avventura il violinista della galleria Sciarra? Un Giovanni Maria da Corneto è lodato nell'Orlandino (p. 160, 326), III, 27.

[209]. Lomazzo, Trattato dell'arte della pittura, ecc. p. 347. — Parlando della lira, si nomina Leonardo da Vinci, ed anche Alfonso di Ferrara (il duca?). L'autore mette insieme in generale le celebrità del secolo: c'entrano anche molti ebrei. — La maggior enumerazione di celebri artisti del secolo XVI, divisi in prima e seconda generazione, trovasi in Rabelais «Nuovo prologo» al IV libro. — Un virtuoso, il cieco Francesco da Firenze (morto nel 1390), fu già ancor molto prima incoronato con corona d'alloro dal re di Cipro in Venezia.

[210]. Sansovino, Venezia, fol. 138. Naturalmente gli stessi amatori raccoglievano anche libri musicali.

[211]. L'Accademia de' filarmonici di Verona è ricordata dal Vasari (XI, 133) nella Vita di Sanmicheli. — Intorno a Lorenzo il Magnifico già sin dal 1480 s'era raccolta una scuola d'armonia di 15 membri, fra i quali il celebre organista Squarcialupi. Cfr. Delécluze, Florence et ses vicissitudes, vol. II, p. 256. Sembra che Leone X abbia ereditato da suo padre Lorenzo la passione per la musica. Ugual passione aveva anche Pietro primogenito.

[212]. Il Cortigiano, fol. 56. Cfr. fol. 41.

[213]. Quattro viole da arco, senza dubbio un concerto assai difficile e raro per dilettanti fuori d'Italia.

[214]. Bandello, Parte I, nov. 26, dove parla del canto di Antonio Bologna in casa di Ippolito Bentivoglio. Cfr. III, 26. Nel nostro tempo di svenevolezze sentimentali ciò si direbbe una profanazione dei sentimenti più sacri. — (Cfr. l'ultimo canto di Britannico, Tacit. Annal. XIII, 15). La recitazione accompagnata dal liuto o dalla viola non può ben distinguersi, nelle relazioni che se ne hanno, del canto propriamente detto.

[215]. Scardeonius, l. c.

[216]. Dedicata ad Annibale Maleguccio, altre volte indicata anche come la quinta o la sesta.