[217]. Per contrario rarissime son le donne, che si dedichino allo studio delle arti figurative.
[218]. Quest'è il senso, per es., in cui deve intendersi la biografia di Alessandra de' Bardi di Vespasiano fiorentino (Mai, Spicileg. rom. XI, p. 593 e segg.). L'autore, sia detto per incidenza, è un grande laudator temporis acti, e non deve dimenticarsi, che quasi cento anni prima di quello che egli chiama il buon tempo antico, il Boccaccio aveva scritto il Decamerone.
[219]. Ant. Galateo, Epist. 3, alla giovane Bona Sforza, andata poi moglie a Sigismondo di Polonia: Incipe aliquid de viro sapere, quoniam ad imperandum viris nata es... Ita fac ut sapientibus viris placeas, ut te prudentes et graves viri admirentur et vulgi et muliercularum studia et judicia despicias ecc. — Un'altra lettera assai notevole veggasi nel Mai, Spicileg. rom. VIII, p. 532.
[220]. Così è detta nel Chron. venetum presso Murat. XXIV, col. 127 e segg. Cfr. Infessura presso Eccard, Scriptt. II, col. 1981, e Arch. Stor. Append. II, p. 250.
[221]. E talvolta è anche tale. — Come a tali racconti le donne abbiano a contenersi, è detto nel Cortigiano L. III, fol. 107. Ma che lo sapessero già quelle che erano presenti a' suoi dialoghi, dovrebbe inferirsi da un passo assai libero del L. II, fol. 190. — Ciò che si dice della donna di palazzo, che fa appunto riscontro al Cortigiano, non ha importanza decisiva, perchè essa serve la principessa in senso molto più stretto, che non faccia il cortigiano col principe. — Nel Bandello, I, Nov. 44, Bianca d'Este narra la terribile storia amorosa del proprio avolo Nicolò da Ferrara e di Parisina.
[222]. Quanto gl'Italiani già esperti in molti viaggi sapessero apprezzare la libertà di conversazione loro accordata con alcune fanciulle in Inghilterra e nei Paesi Bassi, lo mostra il Bandello, II, Nov. 42, e IV, Nov. 27.
[223]. Paul Jov. De rom. piscibus, cap. 5. — Bandello, Parte III, Nov. 42. — L'Aretino, nel Ragionamento del Zoppino, p. 327, dice di una cortigiana: «ella sa a memoria tutto il Petrarca e il Boccaccio, e innumerevoli bei versi latini di Virgilio, Orazio ed Ovidio e di mille altri autori».
[224]. Bandello, II, 51, IV, 16.
[225]. Bandello, IV, 8.
[226]. Un esempio molto caratteristico di ciò si ha nel Giraldi, Hecatommithi, VI, Nov. 7.