[244]. Per altre feste francesi veggasi, per es. Juvénal des Ursins ad a. 1389 (ingresso della regina Isabella). — Jean de Troyes, ad a. 1461 (ingresso di Luigi XI). Anche qui non mancano i macchinismi sospesi, le statue vive e simili, ma tutto è confuso, slegato e le allegorie per lo più sono indicifrabili. — Molto svariate e pompose furono le feste durate parecchi giorni a Lisbona nel 1452 in occasione della partenza dell'infanta Eleonora, che andava sposa all'imperatore Federico III. Ved. Freher-Struve, Rer. german. script. II, fol. 51, la Relazione di Nic. Lauckmann.

[245]. Vantaggio tutto proprio dei grandi poeti ed artisti, che seppero trarne partito.

[246]. Cfr. Bart. Gamba, Notizie intorno alle opere di Feo Belcari, Milano, 1808, e specialmente l'introduzione dello scritto: Le rappresentazioni di Feo Belcari ed altre di lui poesie, Firenze, 1833. — Come riscontro, l'introduzione del bibliofilo Jacob alla sua edizione di Pathelin.

[247]. Effettivamente un Mistero sull'uccisione di tutti i fanciulli di Betlemme, rappresentato in una chiesa di Siena, si chiudeva con una scena, nella quale le infelici madri dovevano afferrarsi vicendevolmente pei capelli. Della Valle, Lettere sanesi, III, p. 53. — Uno degli scopi principali del già citato Feo Belcari (morto nel 1484) era appunto di purgare i Misteri da simili mostruosità.

[248]. Franco Sacchetti, Nov. 82.

[249]. Vasari, III, 232 e segg. Vita di Brunellesco, V, 36 e segg. Vita del Cecca. Cfr. V, 52, Vita di don Bartolommeo.

[250]. Arch. Stor. Append. II, p. 310. Il Mistero dell'Annunziazione di Maria, rappresentato in Ferrara nelle nozze di Alfonso, aveva macchinismi aerei e fuochi d'artifizio. Sulla rappresentazione della Susanna, del S. Giovanni Battista e di una leggenda sacra presso il card. Riario, veggasi il Corio, fol. 417. Sul Mistero di Costantino il grande, rappresentato nel palazzo papale nel carnevale del 1484, v. Jac. Volaterran. presso Murat. XXIII, col. 194.

[251]. Graziani, Cronaca di Perugia, Arch. Stor. XVI, I, p. 598. Nella crocifissione si sostituiva una figura che si teneva pronta.

[252]. Per quest'ultima circostanza veggasi Pii II Comment. L. VII, p. 383, 386. Anche la poesia del secolo XV assume talvolta un carattere di uguale rozzezza. Una canzone di Andrea da Basso descrive con ributtante esattezza le particolarità della putrefazione del cadavere di una sua innamorata troppo disdegnosa con lui. Ma anche in un dramma rappresentato nel secolo XII in un chiostro si vedeva sulla scena come il re Erode venisse divorato dai vermi. Carmina Burana, p. 80 e segg.

[253]. Allegretto, Diarii sanesi, presso Murat. XXIII, col. 767.