[324]. Poggio, Facetiae, fol. 464. Chi conosce la Napoli odierna, ha forse udito narrare qualche fatto simile, ma in un altro genere di persone.

[325]. Jovian. Pontani Antonius: nec est quod Neapoli quam hominis vita minoris vendatur. Vero è che egli crede che sotto gli Angiò le cose non fossero giunte a tal punto: sicam ab iis (gli Aragonesi) accepimus. Le condizioni del paese intorno al 1534 ci son descritte da B. Cellini I, 70.

[326]. Una prova esatta non potrà su ciò mai darsi, ma certo le menzioni degli assassinii vi son meno frequenti, e la fantasia degli scrittori fiorentini del buon tempo non rivela sospetti di questo genere.

[327]. Intorno a questa polizia veggasi la Relazione del Fedeli, presso Albêri, Relaz. Scr. II, vol. I, p. 353 e segg.

[328]. Infessura, presso Eccard, Scriptor, II, col. 1956.

[329]. Chron venetum, presso Murat. XXIV, col. 131. — Nel settentrione si avevano le idee le più strane sull'abilità degli Italiani nell'arte dell'avvelenare: veggasi presso Juvénal des Ursins, ad ann. 1382 (ed. Buchon, p. 336) ciò che si diceva della lancetta dell'avvelenatore, che Carlo di Durazzo prese al suo servizio: chi fissava in essa attentamente lo sguardo, doveva senz'altro morire.

[330]. Petr. Crinitus, De honesta disciplina, L. XVIII, cap. 9.

[331]. Pii II Comment. L. XI, p. 562 — Joh. Ant. Campanus: Vita Pii II, presso Murat. III, II, col. 988.

[332]. Vasari IX, 82. Vita di Rosso. — Se nei matrimoni male assortiti abbiano prevalso dei veri avvelenamenti o piuttosto la sola paura, non può decidersi. Cfr. Bandello, II, Nov. 5 e 54; e più gravemente ancora II, Nov. 40. Nella stessa città di Lombardia, che non viene più precisamente indicata, vivono due avvelenatori, un marito, che vuol persuadersi della sincerità della disperazione di sua moglie, e la costringe a bere un liquido che si dava per avvelenato, ma che non era se non acqua tinta; e dietro a ciò segue la loro riconciliazione. — Nella sola famiglia del Cardano erano accaduti quattro avvelenamenti. De vita propria, cap. 30, 50. — Perfino in un banchetto dato in occasione dell'incoronazione del Papa ognuno dei cardinali condusse con sè il suo coppiere e si portò il proprio vino «probabilmente perchè si sapeva per esperienza, che altrimenti si correva pericolo di essere avvelenati nelle bevande». E questa usanza in Roma era generale e si tollerava sine injuria invitantis! Blas Ortiz Itinerar. Hadriani VI, ap Baluz. Miscell. ed. Mansi, I, 480.

[333]. Intorno ad alcuni maleficj contro Leonello da Ferrara veggasi il Diario ferrarese, presso Murat. XXIV, col 194, ad ann. 1445. Mentre all'autore di essi, certo Renato, che del resto era di fama assai pregiudicata, si leggeva la sentenza sulla piazza, si sollevò un gran romore nell'aria ed un tremuoto, per guisa che ognuno fuggì o cadde a terra. — Di ciò che Guicciardini (L. I) racconta dei maleficj di Lodovico il Moro contro suo nipote Giangaleazzo, meglio è tacere.