[374]. Che ci sieno stati degli attriti fra i celebri predicatori dei Minori Osservanti e gl'invidiosi Domenicani, lo mostra la contesa intorno al sangue di Cristo colato dalla croce a inzuppare il terreno (1463). Intorno a fra Jacopo della Marca, che non volle a niun patto sottomettersi all'Inquisitore domenicano, Pio II si esprime nell'estesa sua Relazione, (Comment. L. XI p. 511) con una ironia molto fina: Pauperiem pati et famen et sitim et corporis cruciatum et mortem pro Christi nomine nonnulli possunt: jacturam nominis vel minimam ferre recusant, tamquam sua propria deficiente fama Dei quoque gloria pereat.
[375]. La loro fama oscillava allora fra due estremi. Bisogna distinguerli dai monaci Eremitani. — In generale i limiti a questo riguardo non erano netti e precisi. Gli Spoletini, che andavano attorno come taumaturghi, si richiamavano sempre a sant'Antonio, od anche, per causa dei serpenti che maneggiavano, a san Paolo apostolo. Essi fin dal secolo XIII posero a contribuzione il contado con una specie di magia spirituale, e i loro ronzini erano ammaestrati ad inginocchiarsi, quando si nominava sant'Antonio. Essi simulavano di fare la questua per gli ospitali. Masuccio, Nov. 18, Bandello, III, Nov. 17. Il Firenzuola nel suo Asino d'oro dà loro le parti dei sacerdoti questuanti di Apulejo.
[376]. Prato, Arch. Stor. III, p. 357. Burigozzo, ibid. p. 431.
[377]. Allegretto, presso Murat. XXIII, col. 855 e segg.
[378]. Matteo Villani, VIII, I, e segg. Egli predicò dapprima contro la tirannide in generale, poi, quando la casa regnante dei Beccaria aveva voluto farlo uccidere, indusse con una predica a mutar la costituzione e le autorità, e costrinse i Beccaria a fuggire (1357).
[379]. Talvolta anche le case regnanti in tempi difficili chiesero dei monaci, per eccitare il popolo alla fedeltà. Qualche cosa di simile a Ferrara veggasi in Sanudo (Murat. XXII, col. 1218).
[380]. Prato, Arch. Stor. III, p. 251. Di fanatici predicatori surti poi con tendenza anti-francesi, è fatta menzione dopo la cacciata dei francesi, dal Burigozzo, ibid. p. 443, 449, 485, ad ann. 1523, 1526, 1529.
[381]. Jac. Pitti, Storia fiorent. L. II, p. 112.
[382]. Perrens: Jèrôme Savonarole, 2 vol., tra le molte opere speciali di data un po' vecchia forse il meglio ordinato e il più moderato. — Più tardi P. Villari, La storia di Girol. Savonarola, (2 vol. in 8.º Firenze, Le Monnier).
[383]. Il Savonarola sarebbe forse stato l'unico, che avesse potuto restituire alle città soggette la libertà e tuttavia mantenere comecchessia l'unità dello Stato toscano. Ma egli non sembra avervi mai pensato, e, quanto a Pisa, egli la odiava al pari di qualunque dei fiorentini.