La mattina del 23 gennaio 1832, in via del Palagio il sotto-boia, personaggio allora notissimo in Firenze, era occupato con un suo ragazzo a rizzare intorno al muricciuolo, che era a destra della porta del Palazzo Pretorio, che rispondeva in Via del Palagio, un cancelletto di legno.
I curiosi cominciavano a fermarsi in quel tratto di strada dinanzi al
Bargello.
Le beghine, che entravano nella vicina chiesa di Badia per udire la prima messa, palpitavano d'impazienza, e attendevano ansiose il Deo Gratias! per svignarsela, e prender posto sulla scalinata del tempio.
Ma, quando uscirono, trovarono già il terrazzino e gli scalini quasi gremiti di gente.
Ne era andata la voce: tutta Firenze sapeva ormai che quella mattina, verso le 10, sarebbero stati esposti alla berlina alcuni delinquenti.
E ognuno si era affrettato, e non ostante la rigida mattinata di inverno centinaia di persone non aveano avuto paura di fare una levataccia.
Due ore prima che la campana del Bargello cominciasse a suonare a gogna, in via del Palagio la gente si pigiava.
La folla era allegra, chiassona, rumorosa. I mercatini vi si trovavano in gran numero, e si riconoscevano più che altro al delicato profumo che tramandavano, ai dialoghi pittoreschi, alle energiche esclamazioni, ai soprannomi sonori, e non tutti puliti, con cui si chiamavano fra loro.
Da un punto all'altro, alla distanza di cinque, di dieci passi si parlavano, si distribuivano i loro salaci appellativi, si comunicavano le loro idee pellegrine.
Le donne mercatine, in capelli e in ciabatte, alcune scalze e sbricie, erano accorse ad aumentare la gazzarra, e univano le loro voci stridule a quelle più vibrate dei congiunti.