Poi egli pure salì sul muricciuolo, e legò le gracili braccia del condannato a due campanellette di ferro fitte nel muro.

Entrarono quindi gli altri due assassini, torvi, terribili, fulminando con occhiate di disprezzo la folla, che li salutava col solito vocìo, li bersagliava co' suoi motti insolenti e spietati.

Richiuso il cancelletto, il sotto-boia andò a mettersi sulla soglia della porta, fosco, rigido, impalato.

Una fila di birri faceva la guardia intorno e dinanzi al cancelletto.

—Che numeri ci sono nel cartello?

La domanda andava di bocca in bocca: la urlavano i lontani a' più vicini, ammiccando al cartello, che Nello aveva al collo.

Alcuni scrivevano i numeri in un foglietto e lo passavano di mano in mano agli altri.

Le vecchierelle insistenti, di bassa statura, o di vista corta, non esitavano a tirar per la manica anche le persone più civili che si trovassero lì presenti, e chiedere:

—Via… mi dice i numeri?¹

¹ Questa strofa di Giuseppe Giusti nella Apologia del
Lotto
ci dipinge la scena: