«Se suonano a gogna,
Ci vedi la piena;
Ma in quella vergogna
Si specchia e si frena?
Nel braccio ti dà
La donna vicina,
E dice: Berlina,
Che numero fa?»
Un'ora durava quello scempio, «affinchè, diceva la legge, i delinquenti sieno generalmente conosciuti ed il pubblico resti sodisfatto della retta amministrazione della giustizia.»
I legislatori fiorentini avevano sempre avuto strane idee di tormenti.
Non furono fiorentini i legislatori che statuirono la pena del battesimo:—debeat aqua baptizari—che consisteva nel tradurre il colpevole sopra uno dei ponti della città, e legato con una fune tuffarlo, una o più volte, nell'Arno? Era considerata come infamante e in molti statuti ordinata contro i bestemmiatori e le meretrici…
—(Vien fatto di domandare, dato che si amministrassero oggi tali castighi ai bestemmiatori, se le acque d'Arno sarebbero sufficienti)!
A un certo punto della gogna, un birro prendeva i cappelli dei condannati e li buttava in terra arrovesciati dinanzi al cancello.
Se il condannato ispirava qualche simpatia, se si trattava di un omicidio in rissa, di un delitto per cui il popolo avesse circostanze attenuanti, i quattrini, i soldi, le crazie, piovevano nei cappelli. Ma se i delinquenti erano invisi, ben pochi davano loro anche quel lievissimo obolo.
Infatti in tal mattina appena cinque o sei persone avevano gettato pochi miseri quattrini nei cappelli.
Una donna, tutta velata di nero, traversò a stento la folla, si accostò al cancelletto, e gettò nel cappello di Nello un pugno di monete d'argento.
Poi si allontanò, vacillando, quasi barcollando, fino a che giunta alla cantonata di Via de' Librai si sentì ghermire per una spalla da una mano, forte, come acciaio.