Lina era più che mai bella con le sue vesti di lutto.

Il nero facea meglio spiccare il vivo incarnato delle guancie, i denti splendidi, le labbra color di rosa. Il seno si agitava sotto il velo, che non ne cuopriva all'intutto le linee formose; gli occhioni neri, fulgidi, mobilissimi, dardeggiavano il birro.

—Ho fretta!—disse bruscamente la ragazza.—Vi lascio…

—Ti accompagnerò un poco!—riprese Lucertolo.

Gli schiamazzi, le escandescenze in cui dava la folla, che sempre più aumentava in Via del Palagio, giungevano fino a loro, e al loro dialogo teneva bordone il funesto suono della campana.

—Andiamo! andiamo!—disse la ragazza come rabbrividendo, e stringendosi addosso lo scialletto di lana nera.

Vedeva dinanzi a sè la faccia pallida, stralunata del povero Nello; le pareva di non poter mai dimenticare l'occhiata supplichevole che credeva le avesse lanciato il disgraziato nel momento in cui gli aveva gettato le monete nel cappello.

Consapevole dell'innocenza di Nello, della ingiustizia della condanna, ritenuta dal parlar subito per gravi motivi, si sentiva atterrita, disperata; temeva che da un istante all'altro le mancassero le forze per schermirsi dai destri e formidabili attacchi del birro.

—Dove sei stata tutto questo tempo?—chiese Lucertolo, affettando gran premura.

—Qua e là sempre a servizio del mio padrone…