Lucertolo drizzava le orecchie, ratteneva anche il respiro per paura di tradirsi, di rivelare la sua commozione.

—Voi siete proprio l'uomo adattato… Un agente della polizia m'ispira la più grande sicurezza.

—Dunque va'!—disse Lucertolo, impaziente di trovarsi solo per raccogliersi, e timoroso che gli sfuggisse un gesto, gli venisse pronunziata una parola, che palesasse la sua ansietà.—Va'! fra pochi minuti io sono da te.

La ragazza continuò per la sua strada, svelta, leggera senza badare alle parolette, che le scoccavano i passanti, ammirati della sua freschezza, della vegeta e florida venustà delle sue forme.

Teneva il capo un po' ricurvo e un curioso sorriso le schiudeva le labbra.

Tra sè e sè andava mulinando un'idea, architettando uno strattagemma, che la rendeva contenta.

Si fermò in Via San Miniato fra le Torri, salì in casa, e richiusa la porta, senza neppur levarsi lo scialle, entrò nella cucina, prese una sedia, l'accostò all'uscio, e vi montò sopra… Poi aprì lo sportello del ripostiglio, che era sopra l'uscio di cucina, ripostiglio nel quale, come rammenterà il lettore, essa aveva tentato di far entrare il fratello la notte in cui Lucertolo era venuto a picchiare alla loro porta.

Il ripostiglio era uno stanzino assai grande, praticato in alto nel muro, come se ne vedeano in molte case del Vecchio Mercato.

Lina, accesa una candeletta, ficcò il capo e le spalle nel ripostiglio.

Tolse da un certo punto varii oggetti pesanti, e li gettò in disparte. Poi con un ferro cominciò a lavorare su quel punto, che aveva lasciato scoperto.