Dopo sforzi faticosi riuscì ad alzare un mattone, che nessuno, anche aguzzando gli occhi in quel luogo, quando pur fosse stato bene illuminato, avrebbe creduto potesse essere mosso.

Alzato il mattone, rimase aperta una piccola botoletta.

Lina vi mise il braccio, e ne trasse fuori una camicia, e il fodero di un pugnale.

Quindi riaccomodò il mattone, vi gettò sopra di nuovo tutti gli oggetti, richiuse il ripostiglio e scese dalla sedia.

Se n'andò in camera, e stese sul letto la camicia.

Alla manica destra, dal gomito in giù, la camicia era tutta chiazzata di sangue.

Lina tagliò questo pezzo della manica.

Prese il fodero del pugnale e lo tagliò alle due estremità perchè non si potesse più verificare la lunghezza. Ritagliò accuratamente una iscrizione di poche parole, che un tempo dovevano essere dorate, scritte per traverso al centro del fodero.

Chiuse la camicia tagliata, il fodero del pugnale in una cassettina saldissima, di legno rozzo, ma forte, e la serrò a chiave.

Poi raccolse il pezzo della camicia insanguinata e lo guardò, gettando un profondo sospiro.