La signora, stesa sul sofà di velluto, era Antonietta, la scolara del Brinda, la ragazza fuggita dalla casa in Piazza degli Amieri la sera del 14 gennaio 1831: la ragazza che Carlo Tittoli aveva consigliato a farsi artista, e aveva messo in salvo.

Le lezioni del Brinda le avevano profittato.

In due anni essa era salita all'apogeo della gloria: aveva cantato a
Vienna e a Parigi, e per la prima volta rimetteva allora il piede in
Italia.

Dandosi all'arte, aveva serbato il nome di Antonietta e avea lasciato il suo casato per quello di Amieri, che le ricordava l'antica dimora de' suoi cari vecchi: di Agatina e di Emilio, che il lettore rivedrà fra poco.

Ha indovinato il lettore che il giovane il quale si trovava dinanzi ad
Antonietta era il pittore Roberto Gandi?

—Stamani è uscita la Gazzetta!—interruppe Roberto, cavandosi di tasca un giornaletto, stampato su carta giallognola.—C'è l'articolo del celebre abate Pildani sull'Anna Bolena.

L'abate passava per un maestro, e quale maestro! nella critica musicale.

Un altro abate in quel tempo faceva la critica delle opere e dei balli anche nella Gazzetta di Firenze.

Così le prime donne e le prime ballerine godevano il privilegio di aver il loro panegirico dalle stesse penne che scrivevano quelli delle Sante, delle Vergini più immacolate.

—Che cosa dice il celebre abate?—domandò la cantante, allungando un braccio verso una tavoletta in lacca, sulla quale prese una delle rose che erano in un'anforetta finissima di cristallo di Boemia.