—Te lo leggo subito!
E il pittore principiò la lettura dell'articolo, che era un vero esempio dello stile con cui in quel tempo si scrivevano le critiche musicali.
Dopo lette le prime parole, il pittore fu interrotto da un lieve gesto dell'artista, da un sorrisetto sdegnoso.
Il critico moveva da alcune considerazioni generali; queste essa non voleva udirle.
—Più giù… più giù!—ella disse.—Dove parla di me… della esecuzione…
Il pittore dette un'occhiata sul giornale, quindi lesse:
—«Due parole di grata menzione ai cantanti che ci dilettarono nella stagione che cade, rappresentando l'Anna Bolena del M.^o Donizetti! La signora Amieri sostenne la parte di protagonista (d'Anna) e la sostenne da protagonista. Nell'arte del canto, non men che dell'azione, la signora Amieri è insigne. Vuol ella attenersi a canto semplice e spianato? (per lo più preferibile nelle opere degli ottimi scrittori). Tutto è intonato, tutto corretto. Vuol ella tentar voli, e sparger fiori? Son vigorosi, son felici, i voli; i fiori son di tutta eleganza, di tutta bellezza. Ma (sia detto di passaggio) non la invoglin questi pregi ad esserne troppo prodiga! quel che è più prezioso vuol esser anzi con più parsimonia dispensato.»
Erano press'a poco gli avvertimenti che, due anni prima, le dava il suo maestro Brinda.
Durante la lettura, la fisonomia ammaliantissima della giovane artista aveva preso un'arietta di sovrana alterigia.
Ma allorchè il pittore giunse al punto ove era dato il paterno consiglio di parsimonia, la rosa, che la cantante carezzava con le sue dita affusolate, cadde, a foglia a foglia, sparpagliata da una mano febbrile, sul sofà e sul tappeto.