Roberto Gandi non era un vero e proprio musicista, ma aveva al canto una innata disposizione; ogni bella armonia lo commoveva. Ripeteva i pezzi migliori delle opere che udiva, ne parlava con un linguaggio ardentissimo. La musica è una passione violenta come l'amore.
La sua affezione per Antonietta lo aveva sempre più infervorato nella musica, gliel'aveva fatta meglio comprendere: sin da quando la conobbe, alle lezioni del Brinda, egli si sentì a un tratto più addentro nei misteri della musica, più destro, più sicuro nella stessa arte che esercitava.
I primi momenti della passione fanno sorgere nel cuore di un artista un tumulto di idee; i suoi studii, anche gli studii che credeva più sterili, dànno un frutto insperato; la intensità della sua vita raddoppia; egli trova l'espressione adeguata, spesso cercata invano, a' suoi più alti concetti.
—Bravo! Bravo!—ripeteva Antonietta, passeggiando per la stanza, fermandosi qua e là a carezzare i bei fiori disposti su varii mobili, e sui fiori trascorrevano le sue dita morbide e candide come i più fragili petali di alcuni di essi.
Si accostò di nuovo al cembalo e fissò i suoi occhi in quelli di
Roberto.
Roberto la contemplava con un sentimento di adorazione sovrumana.
Così rimasero alcuni istanti.
Non si parlavano, non facevano un gesto; l'amore li faceva trepidare, li inebriava come una di quelle melodie senza parole, che sono la più celeste espressione della musica.
Ad un tratto udirono rumore.
Si volsero ambedue verso la porta.