E l'incontro più lieto le aveva sempre arriso dacchè calcava le scene.
Bella, acclamata, idolatrata; nel gesto, negli atteggiamenti, nella voce della giovane tutto rivelava l'abitudine del comando, tutto indicava un essere gentile, abituato a soprastare, sicuro di piacere, certo che nessuno oserebbe pensare ad opporgli resistenze.
—Voglio che tu mi ripeta,—disse l'abate,—quel pezzo… Al dolce guidami… L'ho già sentito dalla Pasta, che lo accentava così!
E l'abate, in piedi, agitando l'ombrello verde, che teneva sempre nella mano destra, canticchiava il pezzo con una voce assai fresca e intonatissima per la sua età.
—Dunque, ripetimelo!
Antonietta sedette al cembalo.
La sua veste color di rosa ricadeva in larghissime pieghe sul tappeto.
E la testolina bionda, un po' rovesciata all'indietro, in un'attitudine graziosissima, essa cominciò a cantare.
Il canto la trasfigurava, aumentava le seduzioni di quel visetto di sfinge, così perfetto nella tenue soavità delle sue linee. Le labbra vellutate non si contorcevano, ma pigliavano una movenza delle più leggiadre, come se appena le agitasse un sospiro armonioso. Le note uscivano così facili e folgoranti da una bocca così piccola, e così ben modellata, che davano l'illusione di un canto, che uscisse dal calice di una rosa.
Roberto ascoltava, puntellandosi con un ginocchio sull'orlo di una poltrona e i gomiti appoggiati alla spalliera.