Il Gandi si trovava all'altra estremità della sala, ed era tutto occupato a disegnare.

L'abate parlò alcuni minuti, facendo il suo esordio, insistendo sul mal vezzo delle calunnie, sulle accuse strampalate da cui erano spesso bersagliati gli artisti; alla fine soggiunse:

—Sai che cosa si dice di te?

—Che cosa?—domandò Antonietta, i cui occhi cercavano il Gandi in fondo alla sala, e che ascoltava l'abate con molta noncuranza.

—Si dice… si dice…—e l'abate non osava andare innanzi.

—Ma dunque?

—Si dice… che tu abbia ammazzato un uomo!

Con grande sorpresa dell'abate, Antonietta, invece di respingere la odiosa calunnia, di indignarsi, impallidì, si turbò.

In un attimo essa aveva compreso l'origine di quella voce: il delitto del Vicolo della Luna.

Non riflettè che essa non poteva esser coinvolta in quel delitto, che il suo nome non era stato mai pronunziato nel processo, che il vero reo, secondo lei, era stato riconosciuto. Non riflettè che ognuno aveva ignorato la sua presenza nella stanza misteriosa, mentre si compieva il delitto; non pensò che la leggenda poteva nascere tutt'al più dalla presenza del Gandi in Venezia, vicino a lei; che poteva essere uno di quei ciechi colpi, che dà l'ingiustizia popolare a coloro che l'ingegno, la bellezza, il valore, le ricchezze mettono in vista, al di sopra della folla.