No, una simile idea, così semplice, così facile, non le balenò neppure alla mente. Fu presa subito da uno spavento: che si fosse risaputo il suo convegno nella stanza dinanzi alla quale il delitto era stato commesso, che si sospettasse….
E da quel convegno, il primo, il solo che essa avesse dato all'amante, era uscita pura, vi era andata, forte della sua innocenza e del suo amore, per assistere ad una effusione di tenerezze, per avere, lontano da sguardi malevoli e curiosi, un colloquio con lui, interrogarlo seriamente sull'avvenire, discorrere insieme dei loro disegni di felicità.
Aveva arrischiato molto, come fanno spesso le donne virtuose, appassionate, guidate, sospinte dai loro sentimenti, che incaute si fabbricano i pericoli, a' quali sfuggono le abili, le accorte, che sono sempre vigilanti, e sanno preparare i loro convegni, lo svolgimento dei loro capricci con astuzie sottili. Invece le indoli buone, altere, sdegnose di ogni bassezza, rifuggono dalla ipocrisia, dagli avvilimenti della menzogna: affrontano il pericolo a fronte alta, trovano il coraggio, la fede nel loro amore indomito e nella loro coscienza.
Il colloquio fra l'abate e Antonietta durò poco.
L'abate la lasciò convinto che la voce popolare fosse ridicola, si aggirasse sopra un fatto insussistente, fosse una grottesca, immane esagerazione; ma il pallore della ragazza, alla domanda che egli le aveva mossa, non sapeva bene spiegarsi.
Antonietta rimase addolorata dopo quella conversazione.
Nella giornata essa uscì con Roberto,
Il sole splendeva pel cielo azzurro: l'aria era carica di tutti gli effluvii, di tutte le fragranze, di tutti gl'inebrianti tepori della primavera.
Ad un tratto Antonietta gettò un grido, e si rannicchiò nel fondo della gondola, accanto a Roberto.
In una gondola, che era passata quasi volando accanto a quella in cui essi si trovavano, aveva veduto un uomo, tutto vestito di nero, pallidissimo, col volto esprimente un'angoscia mortale.