In quell'uomo, che si teneva diritto, rigido, nell'atteggiamento di una statua sopra una tomba, appoggiato fuori del felze della gondola, essa aveva riconosciuto Carlo Tittoli!
XII.
E che faceva a Venezia Carlo Tittoli?
Era forse tornato alla sua antica utopia, traeva a cercare nuove afflizioni vicino alla donna, per la quale già aveva versato lacrime e sangue?
Perchè era egli venuto a Venezia, che gli ricordava l'onta della sorella: a Venezia ove sua sorella aveva commesso l'atto vituperoso, dopo il quale, per salvarla da una condanna infamante, aveva dovuto immolare sè stesso, ed egli, così buono, di sentimenti così puri e così elevati, era precipitato nella geldra dei delatori?
Antonietta, non disse nulla quel giorno, nè il giorno appresso, a Roberto, volle tenergli il segreto sull'incontro, che forse a lui poteva spiacere.
Ma, nel momento in cui vide il Tittoli così severo, così cupo, così contraffatto dall'angoscia, da tutte le torture cui aveva dovuto andar incontro, si era sentita tutta rabbrividire.
Le era entrato in cuore il più funesto presentimento.
—Torniamo a casa!—aveva detto a Roberto—Ho freddo….
—Come! hai freddo in questa bella giornata?—Ma l'amante, prima che ella avesse finito di pronunziare queste parole, si era già avvicinato ad uno dei gondolieri e gli aveva ordinato di tornare dinanzi al palazzo.