—Ah!… mi sento male!… mi sento male!—ripeteva Antonietta.—Non so se stasera potrò cantare.
—Così ad un tratto!—mormorò Roberto, sul cui volto si dipingeva la più sincera desolazione.—Ma che cosa ti senti?
—Non te lo so dire….
E la ragazza rimaneva pensosa, mentre Roberto con la cura più amorevole le accomodava uno scialletto intorno alle spalle, chiudeva le finestruole del felze, le domandava se volesse un medico, se desiderava che egli le portasse a casa qualche medicina, smaniava di sgomento per quella subita indisposizione.
Antonietta era avvezza a vederlo così affaccendato, così premuroso in quelle occasioni, e, in mezzo alle sue pene, sorrideva di tenerezza.
Arrivati alla porta del palazzetto, Roberto la aiutò ad entrare, e domandatole reiteratamente se le occorreva alcuna cosa, le baciò la mano, rispettoso, e si accomiatò.
—Non sarà nulla…. Ho bisogno di un po' di riposo…. e sono sicura che tutto passerà…— essa gli susurrava con piccoli gesti e con inflessioni adorabili.
Roberto, come gli accadeva ogni volta che si separava da lei, fosse pure per breve spazio di tempo, cadde in una grande mestizia.
Gli era sembrato che la mano, che egli aveva baciato, fosse troppo calda.
Se avesse la febbre!