Fu colpita a questo punto delle sue riflessioni da un'idea più straziante di tutte quelle che l'avevano assalita.
Carlo Tittoli era vestito a lutto, certo aveva perduto sua madre!
Egli aveva dunque bisogno di consolazioni.
Due lacrime calde, grosse, le rigarono le guancie, uno spasimo interno le contraeva il volto. Si morse il labbro inferiore, chinò la sua bella testina fra le mani, i singhiozzi la soffocavano.
Pianse, pianse senza ritegno: il cuore le scoppiava a tutte quelle rimembranze della sua infanzia, de' suoi vecchi, dell'amico fedele.
Quando si alzò, si vide nel grande specchio, che aveva dinanzi.
Era lei, lei la cantante applaudita, la donna celebre, amata, per cui delirava la folla, lei che quella sera stessa doveva comparir sulla scena coperta di gemme, scintillante di bellezza, per rappresentare la parte della Regina? Era lei con gli occhi gonfi di lacrime, arrossati dal pianto, col volto bianco per la commozione, lei, non più artista, non più commediante, ma la povera ragazza di Piazza degli Armieri, la povera figliuola di Agatina e di Enrico, che piangeva!
Stette sola, affranta, oppressa dai ricordi, lacrimando, per alcune ore.
Verso le 7, quando già cominciavano a cadere le prime ombre della sera, Lina venne a chiamarla.
Era l'ora di andare al teatro.