Come sempre, Lina l'accompagnava. La aiutava a vestirsi nel camerino: poi, mentre cantava, la aspettava tra le quinte per gettarle addosso lo scialle, quando usciva di scena: le teneva pronta una sedia, allorchè doveva trattenersi fra le quinte soltanto alcuni minuti, per ricomparire subito dinanzi al pubblico; le offriva da bere, le porgeva il ventaglio, le stava attorno come se l'adorasse.

Quella sera il teatro era affollatissimo: la platea stipata: nei palchi il fiore dell'aristocrazia veneziana: uno splendore di spalle bianche, un folgorio di sguardi, di gemme, un ondeggiar di ventagli variopinti.

Antonietta ebbe un applauso di sortita, unanime, fragoroso, un applauso da far crollare il teatro, e che durò alcuni secondi.

Tutta Venezia aveva saputo della gran festa popolare, che le era stata fatta due notti innanzi all'uscire dal teatro. Le signore erano curiose di vedere la donna sulla quale correvano così strane leggende, leggende che anche in quel momento si ripetevano sotto i ventagli. E poi quella sera al teatro si raccontava una cosa di più, che eccitava le fantasie, che dava l'aìre alle supposizioni…

Carlo Tittoli non aveva potuto più oltre nascondere la professione a cui apparteneva. Egli era conosciuto ormai anche in Firenze come uno degli uomini più ragguardevoli, più intelligenti, che contasse la polizia toscana. Se avesse voluto, avrebbe potuto arrivare ai primi gradi. La profezia che gli aveva fatto in un momento terribile per lui, il Presidente del buon Governo, si avverava.

Arrivato a Venezia con altri viaggiatori, le parole scambiate con l'ufficiale, che riceveva i passaporti, gli atti d'ossequio e di deferenza degl'impiegati subalterni, richiamarono l'attenzione su di lui. All'albergo dove andò ad alloggiare si trovava un fiorentino, che lo riconobbe. Subito si seppe che un alto impiegato della polizia del Granduca di Toscana era giunto nella città.

Ne' due giorni fu veduto spesso vicino al palazzetto dove abitava la cantante.

Era forse venuto a sorvegliarla?

A poco a poco il forse sparì: il fatto fu affermato, ripetuto co' soliti ornamenti, si inventarono circostanze, particolari, perfino parole pronunziate dall'agente superiore della polizia.

E la gente bisbigliava, commentava quelle fiabe sinistre, quella storia di sangue, di sospetti, di orrori.