Sentiva per la prima volta la diffidenza, il dubbio sorgere fra lui e
Antonietta.
Ma non stette molto che Antonietta posò una mano su un braccio di lui. Essa non poteva patire di vederlo così mesto, immaginava, conoscendone bene la indole, quanto egli dovesse soffrire in quel momento, e non voleva tener nulla celato al solo uomo che amava, che avesse mai amato.
Roberto, commosso da quell'atto, alzò il capo e la guardò.
Antonietta aveva preso una forte risoluzione: confessargli tutto, palesargli le sue relazioni col Tittoli, il motivo probabile che lo aveva indotto al suicidio, raccontargli tutte le confidenze, che aveva avuto da Lina sull'assassinio.
—Ho passato davvero una brutta nottata!—riprese Antonietta con un tuono dolcissimo di voce.—Se tu sapessi quanto ho sofferto!
—E io non mi sono mosso un istante dalla strada… Vedevo la tua finestra illuminata… Se avessi potuto farti sapere che ero là…. Tu però avresti dovuto immaginarlo…. Tu sai che quando soffri è per me il maggiore dei tormenti….
—Ah, lo so che tu sei sempre buono!—mormorava Antonietta.
—Ma tu hai pianto… tu piangi ancora?—domandava Roberto.
Antonietta infatti piangeva in un nuovo accesso di commozione, ripensando al cadavere, che aveva lasciato laggiù sulla tavola di marmo.
—Ti dirò tutto,—replicava Antonietta.—Ora andiamo a casa!…