L'uscita di Antonietta così per tempo doveva essere in qualche relazione col suicidio della sera precedente.

Essa aveva conosciuto il Tittoli, egli la aveva aiutata a fuggire dal
Ghetto… La gratitudine, la compassione…

Il mistero che già trapelava in questo affare, lo teneva sospeso e perplesso nelle più crudeli ansietà.

Arrivarono a casa, e Antonietta, Lina, Roberto si trovarono riuniti nella sala ove pochi giorni innanzi era stato ricevuto l'abate Pildani.

In quella sala ora non risuonavano più i canti, nè le voci liete, ma solo il pianto delle due donne.

Antonietta fu la prima a rompere il silenzio.

Roberto ascoltò impassibile tutte le penose rivelazioni.

Allorchè essa ebbe finito:

—Bisogna,—egli disse,—partir subito e tornare a Firenze… Dobbiamo ad ogni costo far rendere la libertà a quell'innocente… Dobbiamo risarcirlo del male, che ha patito, e del quale noi… noi siamo causa… Abbiamo taciuto anche troppo…

La sera appresso il cadavere del Tittoli era portato a seppellire.