—Quale?
—Presentandoti poche ore dopo, prima che facesse giorno, all'ospedale, insistendo per vedere il cadavere…
—E chi lo sa?
—A quest'ora tutta Venezia.
—Mio Dio!
—E non immagini quello che si dice?
—Oh, per me… mi è indifferente quello che si dice… io agisco sempre, secondo la mia coscienza.
—Belle, nobili parole—riprese l'abate—degne di te… ma che sono costate molti dolori ad anime molto generose, dolori che bastarono a scuotere fibre più forti della tua.
—Oh, se sapesse quanto sono forte io contro certe viltà, contro certe ingiustizie!—disse la ragazza, i cui bellissimi occhi lampeggiavano di sdegno.—Lei deve farmi un favore… Sarei obbligata a cantare altre due sere… La prego a adoperarsi perchè io sia sciolta subito dal mio contratto… Lei è onnipotente… ed io sono pronta a pagare tutto quello che vogliono, pur che mi lascino libera… Se avrò la forza di reggermi in piedi, domani voglio partire da Venezia…
—Va bene… Sebbene non sia facile, io otterrò che tu sii lasciata libera… ma a partire da Venezia ora… in questo momento… non ci pensare… Che cosa direbbe la gente?… No, no, tutti crederebbero che tu fossi fuggita… Tutto quello che io ho detto, che io ho fatto in questi giorni per te sarebbe inutile… E i maligni avrebbero ragione e si stropiccerebbero le mani!… No, no… spero mi ubbidirai… tu non devi partire!