Una cantante, quando è oppressa da qualche sciagura, quando vuol esprimere un gran dolore, o un gran disgusto che la muove, abbassa la voce… anche se l'ha.
L'abbassamento della voce in lei è destinato a rappresentare il supremo limite dello sconforto e della prostrazione, l'abbandono di tutte le facoltà. Sta quasi a indicare che, almeno per il momento, il male è senza rimedio. In simili congiunture è rigorosamente richiesta negli astanti una costernazione profonda, come se davvero una gola d'oro avesse perduto il suo metallo meraviglioso, o l'onda di una voce avesse gettato l'ultima perla.
L'abate conosceva bene le capricciose, delicate e suscettibili divinità dei teatri di musica. Ristette dalle sue domande e cominciò a parlare della voce di Antonietta.
—Questo abbassamento di voce, che mostri stasera—egli disse ad un certo punto—non è naturale. Il dispiacere che provi ti fa discorrere con un accento così velato, ma credo che se tu cantassi un poco, la voce ridiverrebbe subito più limpida e più chiara… Non bisogna prendere l'abitudine di parlare con coteste velature… Stasera lo fai per stanchezza, per ispossatezza, perchè sei triste e svogliata. Domani tornerai a fare lo stesso e l'organo si vizia facilmente… Fammi sentire una scala…
Antonietta prese una o due note e mostrò al maestro che sapeva ritrovare la sua magnifica voce.
L'abate si trattenne un pezzo con lei, si diffuse in ragionamenti sull'arte, sulla musica.
La giovane artista lo ascoltava un po' distratta, immersa nelle tristezze, che le derivavano da tutto ciò che aveva saputo, sofferto nella notte, dopo il suicidio del Tittoli, un po' attirata dai discorsi che la solleticavano ne' suoi istinti di artista.
Alla fine l'abate, prendendola per una mano, e parlandole in tuono quasi paterno:
—Tu devi essere condiscendente col tuo vecchio Pildani—le disse in un impeto di affettuosa espansione—devi promettermi che canterai per l'onomastico della principessa.
Antonietta, dopo un istante di riflessione: