Un imprudente, che li aveva veduti, pronunziava ad alta voce il nome dell'artista, facendo un atto di sprezzo.
Ma, dati altri due passi, Antonietta impallidì, le si piegarono le ginocchia, l'abate potè a stento sorreggerla, e farla sedere sopra una poltrona.
Essa non rispondeva più alle domande, che le erano mosse. Gli occhi vitrei, immobili, le braccia penzoloni; le labbra bianche; sembrava più morta che viva.
Alcune parole pronunziate in un gruppo di persone che non si erano accorte della sua presenza, l'avevano avvertita della calunnia, ed essa ne aveva ricevuto un colpo tremendo.
—Che hai? che hai?—domandava l'abate, tutto premuroso, senza ricevere alcuna risposta.
Girò gli occhi intorno a sè, e con sua gran meraviglia vide che nessuno si accostava.
Le sofferenze della giovane non ispiravan alcuna pietà; tutti si erano discostati; i pochi che le passavano dinanzi, le gettavano occhiate che parve all'abate avessero una singolare espressione.
Roberto, con altri invitati, era sceso nel giardino e dal giardino saliva in quel momento un vecchio gentiluomo, il marito della signora strimizzita, che era andata a riferire di aver ritrovato la perla nera davanti al sofà, sul quale si era seduta Antonietta.
Il vecchio gentiluomo non sapeva nulla della sparizione della collana, delle ciarle, che volavano di bocca in bocca.
Veduto l'Abate solo, in un salotto, accanto ad Antonietta, subito si appressò.