L'abate era livido nel volto, le tempie gli battevano, la sua ampia fronte era madida di sudore.

—È sicuro dunque che nessuno è entrato nella camera dopo la ragazza?—domandò l'abate in tuono solenne, volgendo attorno uno sguardo.

Alla signora secca crocchiaron le ossa.

—Questo è sicuro!—rispose la principessa,

—Ebbene, no!—esclamò con voce sempre più alta l'abate.—Un'altra persona è entrata in questa camera, dopo che la ragazza n'è uscita… e l'ho veduta entrare io… e se essa non lo confessa… se non domanda perdono a quella innocente, che ora soffre per causa sua… l'avverto che io debbo obbedire al mio dovere, alla mia coscienza di onest'uomo, e di sacerdote… e che io paleserò tutto.

Succedette un nuovo silenzio, che durò circa un minuto.

Tutti si guardavano, nessuno rifiatava.

—Parli! parli!—dissero alla fine alcuni signori, che si trovavano pigiati fra gli stipiti della porta.

—Parlerò… parlerò…—balbettava l'abate, e cavatosi di tasca un pezzolone di seta rosso a fiori gialli, si tergeva la fronte.

E rifletteva allo scandalo, che stava per accadere.