—Grazie!—rispose l'agente.
Egli gesticolava, si moveva ad ogni frase del suo racconto, invaso dall'orgoglio di mostrare tutta la sua sagacia, tutto il suo acume. Non avrebbe potuto in quei momenti star fermo sopra una sedia.
—Un giorno,—proseguì—come ho loro accennato, ripensavo tra me e me alla scena dell'androne… Mi venne un'idea, che non riuscii a scacciare… Secondo quell'idea la scena dell'androne doveva essere in qualche relazione col delitto del Vicolo della Luna… Avevo un bel dirmi che non poteva esservi relazione, poichè il Ghetto all'ora in cui il delitto era stato commesso doveva esser chiuso… Però quell'idea mi tornava sempre alla mente….
—E non bisognava trascurar questa idea,—interruppe il magistrato, smettendo il suo riserbo, e come trascinato, suo malgrado, dalla foga del racconto.
—Infatti non la trascurai!—ribattè l'agente della polizia.—Poniamo—così cominciai a ragionare,—che il delitto sia stato commesso fra le 10 e le 10 e mezzo della sera. A quell'ora le porte del Ghetto erano chiuse, ma appunto dalla Piazza del Mercato si suole aprire almeno fino all'undici, e anche più tardi, a coloro che si sono un po' indugiati fuori… Al tempo in cui fu commesso il delitto del Vicolo della Luna aspettava quelli, che non fosser tornati al momento in cui si chiudevano le porte, un vecchio ebreo, poverissimo, di nome Isacco Spoleto… Costui faceva tal mestier per amore dei pochi soldi che così guadagnava… Era però come un fiduciario della polizia… impossibile dubitare di lui…
—Perchè?—interruppe di nuovo il magistrato.
—Il vecchio ebreo era onestissimo… illibato… e la polizia, alla quale aveva reso sempre tanti servizii, lo sapeva… Viveva con grande parsimonia e abitava un tugurietto, che rispondeva in uno degli androni del Ghetto, dove stava più a mo' di bestia che d'uomo… pure contentissimo. Come supporlo capace di un delitto?… Ma pare fosse destino che nelle mie ricerche sull'assassinio del Vicolo della Luna io dovessi sempre abbattermi in qualcuno che appartenesse alla polizia… Bobi Carminati era famiglio, l'ebreo Spoleto era nostro alleato… Ormai la mia esperienza mi ha insegnato che un agente non deve mai cacciare un'idea, che gli è suggerita da varie contingenze di fatti… l'idea più strana bisogna accettarla… Se qualche indizio, sia pur lieve, viene a dirvi, per esempio: vostro padre è l'autore del delitto misterioso, di cui vi occupate: bisogna che la voce della natura taccia, bisogna con coraggio andar innanzi nella via del dovere… Un agente non deve mai rigettare un'idea come improbabile, anche se gli appaia inverosimile… Procedendo per eliminazioni, non si giunge mai alla verità…
—Al fatto!
—Sì, al fatto!…—replicarono il direttore del Bagno e il magistrato.
—L'ebreo,—così tornò a parlare Lucertolo—da un anno non serviva più… Da vari mesi non usciva più dalla sua catapecchia… Avevo saputo che era gravemente infermo, senza che mai mi venisse l'estro di andarlo a vedere, non ostante che ci fosse stata fra noi grande familiarità… Un giorno, non potendo più contenermi, così verso il tocco, entrai nel Ghetto e domandai della catapecchia di Isacco nella quale non avevo messo mai piede e che non sapevo precisamente dove fosse… Si figurino che la casa in cui stava ha otto piani, ad ogni piano vi sono le abitazioni di sette, otto, dieci famiglie, e poi comunica con altri casamenti, vi s'entra e vi s'esce per quattro o cinque sbocchi diversi, da una corte all'altra, da una strada all'altra… insomma un vero laberinto…