Come abbiamo già raccontato, la sua mente debole era piena di lacune: la sua memoria era imperfetta.

L'idiota aveva tratti di apparente lucidità, si fermava con pertinacia su certe idee, ma il legame tra l'una e l'altra idea sovente gli sfuggiva; si confondeva, titubava, precipitava nelle tenebre della ragione.

Il modo con cui sapeva parlare di certi fatti estrinseci, di certe circostanze più ordinarie, impediva che i non esercitati nella conoscenza di certe misteriose malattie, di certe profonde imperfezioni dell'intelletto si persuadessero, sentissero che quel disgraziato non poteva essere responsabile.

Anche questa volta il presidente dovè tornare a ribattere la domanda.

—Diteci come e dove passaste la notte del 14 gennaio?

—Nel mio letto… a dormire!—rispose Nello.

—A che ora voi eravate andato a dormire?

—Sarò andato alla solita ora… quasi appena buio… non avendo mai avuto lume per vegliare, ed essendomi proibito dalla polizia di girare la notte.

—E perchè la polizia ve lo aveva proibito?

—Perchè alle volte, senz'accorgermene, cascavo per la strada, e mi addormentavo… e mi trovavano addormentato lungo i muri, sugli scalini delle porte: e spesso… dice… mi pigliavano le convulsioni: poi perchè i ragazzi mi davano noia… Una sera un branco di ragazzi mi si avventarono addosso verso le Loggie del Mercato Nuovo, mi portarono a forza di spinte nell'osteria dell'Impannataccia; là mi fecero bere; c'erano altri uomini, che mi misero le mani addosso, e fui trovato sotto una tavola ferito alla testa e tutto insanguinato…