—Basta! Basta!—accennò il presidente—Voglio sapere…

—Vostra Signoria mi perdoni!—interruppe in tuono cortese, ma serio, l'avvocato Arzellini, alzandosi. E tenendo nella mano destra il berretto e congiungendo i polpastrelli del pollice e dell'indice della mano sinistra, che agitava in aria, continuò nel gergo curialesco di allora:

—Con licenza di V. S. io credo che il racconto dell'inquisito giovi all'interesse della difesa perchè ci dimostra come l'inquisito fosse inviso, perseguitato in mezzo a quella classe di mercatìni dalla quale il Fisco ha scelto le testimonianze più gravi, che si trovano nel suo libello…

—Parlerà dopo, signor avvocato—osservò il presidente.—Ella entra ora nel merito…

—È dovere del mio sacro ministero… ripigliava l'avvocato.

—La prego!…—E il presidente accompagnò l'invito con un gesto affabile e risoluto.

L'avvocato sedette, senza protestare, e in atto molto rispettoso.

—Voi assicurate—disse il presidente indirizzandosi a Nello—che vi coricaste appena buio? Prima di addormentarvi, o durante il sonno avete sentito qualche rumore?

—No, Eccellenza!—rispose Nello tutto intimorito.—Non mi pare.

—Spiegateci, dunque, come accadde che essendo voi andato a dormire di prima sera, siete stato trovato la notte nel vostro letto tutto coperto di sangue? Come può essere avvenuto che un uomo sia stato assassinato, trascinato sino alla porta della vostra stanza, senza che voi abbiate udito il più piccolo rumore?