—Ma, signor presidente!—tuonò l'avvocato Arzellini, alzandosi impetuoso.—Mi permetto far notare a V. S. che nessuno dei vicini ha udito alcun rumore.
—Signor avvocato… non interrompa… la prego!—replicò asciutto e un po' sconcertato il presidente.—Voi… Nello… siete stato trovato nel vostro letto, insanguinato… Ma non basta… Sotto il materasso furon trovati nascosti l'orologio, la catena, uno spillo rubati all'uomo che giaceva dinanzi alla vostra porta, e il pugnale col quale era stata fatta la ferita da lui riportata alla testa.
—Il pugnale, la catena, l'orologio li ho presi io—rispose Nello, senza turbarsi,—ma l'uomo non l'ho assassinato io!
—Dove e come avete preso questi oggetti, se dianzi avete asserito che vi coricaste di sì buon'ora e vi addormentaste?
La mente di Nello già principiava a smarrirsi.
Egli non sapeva dare alcuna risposta.
—E voi siete in mendacio—proseguì il presidente, parlando con molta rapidità—poichè, mentre asserite di esser rimasto a letto sin dalle prime ore della sera, ci è un testimonio, che abita nel palazzo della Cavolaja, il quale la sera del 14 gennaio, circa le 10, mentre egli suonava il violino, vi ha udito cantare nella Piazza Luna.
Nello restò come fulminato.
Nella sala, ove regnava il più profondo silenzio, si sarebbe sentito alitare una mosca.
Ma ad un tratto, il silenzio fu turbato dai suoni di un organetto.