Al lampo succedette subito il rombo, il boato di un tuono, che si andò allontanando con immenso fragore.
Nel bagliore del lampo Lucertolo aveva scorto il fantasma, e accanto ad esso, ritto, stecchito, volgendo il dorso verso il letto un altro fantasma più nero, di più alta statura, più spaventoso.
La sera, prima di coricarsi. Lucertolo era andato dal vinaio Barba, in Via degli Speziali, e aveva tracannato diversi quartucci.
Il vino non gli era mai tornato ostico: lo stomaco del celebre birro era citato nelle botteghe de' vinai come un esempio di vasta capacità.
—Beve come Lucertolo!—era un elogio, equivalente, fra i più intrepidi cioncatori, all'elogio che allora si poteva fare di un autore, dicendo:—scrive come un Accademico della Crusca!
I fumi del vino, l'essere stato svegliato così di colpo, il fresco che veniva dalla finestra, la subita apparizione, le naturali paure avevano messo Lucertolo in uno stato di grandissima agitazione, di sensibilità acutissima.
I capelli gli si rizzarono sulla testa alla vista dei due fantasmi, apparsigli nel rutilante balenìo del lampo.
Essi si accostavano a lui, li sentiva, li sentiva avvicinarsi, gli sembrò aver udito mormorare una parola.
La parola fu ripetuta due volte, quasi al suo orecchio.
—Ladro!