Convennero sul modo di propalare il ritorno di lei.

Bisognava far credere che fosse stata rapita da persone, che si erano proposte di speculare sulla sua voce, che l'avevano tenuta come prigioniera per molto tempo, e più tardi le avevano fatto pervenire notizia della morte de' suoi genitori in maniera che essa non potesse dubitarne. Una così pietosa menzogna era necessaria, diceva il Brinda, a scusare la fuga, la lunga assenza, l'essersi tanto celata, precauzioni che egli ben capiva ormai essere state richieste da durissima necessità.

—Del resto arrivate in buon punto—concluse il Brinda.—Nello, quel
Nello, è stato liberato dalla galera… ha avuto la grazia!…

—La grazia? la grazia?—interrogò Lina, conturbata e palpitante. E il maestro dovette raccontar tutto, punto per punto, alle donne.

—Signorina, Dio ci perdona!—mormorò Lina, accostandosi alle labbra la mano di Antonietta e baciandola.

—Oggi tu passi la giornata… tutta la giornata con me—soggiunse il Brinda rivolto ad Antonietta.—Avremo tante cose da dirci—e la teneva per le mani e gliele stringeva, trepidante.—Ghita!…

La ex-comprimaria ricomparve maestosa, piegandosi ad un mezzo inchino, come quelli che faceva al pubblico trent'anni prima quando usciva di scena a capo delle comparse.

—Ghita… oggi a pranzo, invece di due, saremo quattro… C'è anche questa tua antica amica… Oh, non la riconosci?

La Ghita, prima che il maestro avesse finito di parlare, abbracciava la cantante, e asciugandosi gli occhi con una cocca del grembiale, ripeteva:

—O Antoniettina!… Antoniettina!… è lei! Com'è bella… Se la tua mamma… la povera Agatina fosse qui…