Antonietta dette di nuovo in uno scoppio di pianto e tra le lacrime ripeteva, come nei giorni del delirio, quando era stata chiusa nel Ghetto, e vegliata da Isacco, dal Tittoli e da Lina:—mamma!… o mamma mia!
Quando si fu un po' calmata, e partita la Ghita, il Brinda riprese:
—Non devi lasciarti vincere dal dolore…. Agatina e Enrico sono stati sempre due coppe d'oro, due buoni cristiani; hanno patito, come hai patito tanto anche tu, figliuola, in questo tempo; hanno espiato e ti hanno fatto espiare il troppo bene che ti volevano… Sarebbe un grande esempio pei genitori che non sanno temperare la loro affezione verso i figliuoli, che li amano troppo ciecamente… Sarà un grande esempio per te, se un giorno diverrai madre… Ma l'ora della espiazione è finita… e vedrai che tutti saremo felici!
—Come?
—Lascia fare al tuo vecchio Brinda… Noi vecchi leggiamo nell'avvenire meglio di voi altri giovani, troppo inconsiderati… Raccomando la prudenza a te, a Lina, a Roberto quando verrà… Prudenza!… prudenza!… e saremo salvi… Quanto al delitto, ora nessuno ci pensa. La liberazione di Nello ha fatto un po' di rumore, lì per lì, adesso nessuno se ne dà più per inteso… Non avete saputo la notizia, di cui si occupano tutti? Il Granduca si ammoglia con la principessa delle Due Sicilie!… Qui avremo feste, spettacoli: migliaia di persone accorreranno dai paesi vicini. Chi vuoi che pensi più ora al delitto del Vicolo della Luna?… Devi restar tranquilla, farti vedere poco per ora, e pensare a' tuoi genitori… Prima di tutto bisogna guarirli!… Probabilmente il Granduca deve sbarcare domani o domani l'altro a Livorno con la sposa e col seguito. Ho qui la Gazzetta delle Due Sicilie del 25 maggio che mi manda un amico… Ci deve essere qualche cosa sul matrimonio…
«La mattina del 23 maggio—lesse il Brinda in fretta, mentre le due donne l'ascoltavano disattente, distratte in ben altri e dolorosi pensieri—S. E. il principe Tommaso Corsini ebbe l'onore di presentare in particolare udienza a S. M. il Re le lettere che lo accreditano in qualità d'inviato straordinario di S. A. I. e R. il Granduca di Toscana… Il dì 25 il Principe fece in pubblica udienza la solenne richiesta della mano di S. A. R. la Principessa D. M. Antonia per S. A. I. e R. il Granduca di Toscana…»—senti questa descrizione:
—«Si recò a tal uopo S. E. il principe Corsini alle 11 a. m., col Segretario e i Gentiluomini della Legazione, al R. Palazzo, ove trovò a piè delle scale un usciere di camera, che lo precedè nel salire, egualmente che tutta la sua Corte: alla porta dell'appartamento di S. M. il Re trovò poi l'usciere maggiore il quale lo condusse nella prima anticamera. Ivi andolle incontro il Cerimoniere di Corte commendator Pignatelli, ecc., ecc..
«L'illustre inviato straordinario entrò nella Camera d'udienza introdottovi dal Cerimoniere di Corte; e lasciando sotto la porta il Segretario ed i Gentiluomini della Legazione, si avanzò prima tra il Gentiluomo di camera e il lodato Cerimoniere facendo i convenevoli inchini; poscia inoltratosi solo fino allo strato, diresse a S. M. il seguente discorso:
«Maestà,
«Il Granduca di Toscana, Principe Reale di Ungheria e di Boemia, Arciduca d'Austria, mio Signore, m'invia presso la Maestà Vostra per chiederle la mano della Principessa Reale D. Maria Antonia, sua diletta sorella, ed è sommo l'onore che ho, ed il gradimento che provo nell'eseguire questo sovrano comando…»