Ma l'arzillo e amabile vecchietto fu interrotto mentre canticchiava dal fragore di una salva di cannoni, dallo scatenìo di tutte le campane di Firenze, che suonavano a distesa.
—Che cos'è? che cos'è?—domandarono Roberto e Antonietta.
—Caspita!—rispose il vecchio, balzando in piedi.—E' il Granduca che arriva con la sua sposa… Evviva il Sovrano!—disse, scuoprendosi il capo.—Dobbiamo andare a vedere?
I due giovani non si sentivano d'umore d'avventurarsi tra la folla.
I colpi di cannone si seguivano dal forte di San Giovanni e rimbombavano per tutta la città.
Era il 20 giugno 1833, e scoccavano le dieci antimeridiane.
Il Granduca faceva il suo ingresso nella Capitale dalla Porta San Frediano in mezzo agli applausi più vivi e prolungati. Accanto al Principe sedeva nella carrozza la giovane sposa, allora sfavillante di bellezza, magnifica, e più che seducente nel rigoglio delle sue forme, la carnagione bianca come latte sul quale si fosse sfogliata una rosa, giovane e splendente Maestà, che un popolo di artisti salutava con grida di giubilo e di ammirazione, inebriato, affascinato dalla grazia, dalla gentile e forte appariscenza di lei, piuttosto che spinto da un impulso di eccessiva devozione verso la nuova Sovrana.
«L'entusiasmo della gioia—scrive un testimone oculare—e della devozione spinse a tentare di staccare i cavalli della carrozza, ove trovavasi la R. Coppia, onde trarla a braccia; e sol si ristette al cenno di desistere.»
Il corteggio si componeva, oltre la carrozza dei sovrani, di altre quattro carrozze occupate da Ciambellani, Cariche e Dame di Corte. E fra questi, il maggiordomo Ferdinando duca Strozzi, la maggiordoma maggiore marchesa Ginori ne' Riccardi, il ciambellano marchese Incontri, la dama di Corte marchesa Corsi, che avevano seguito a Napoli il Granduca.
Precedevano i reali Cacciatori a cavallo.