—No, no! non si accosti!… Stia nascosta il più che può!—diceva il vecchio dottore ad Antonietta.

La ragazza aveva gli occhi gonfii di lacrime.

A qualche distanza da lei si tenevano Roberto, il Brinda, Lina.

Dallo spiraglio della porta socchiusa si vedeva in mezzo ad una stanza uno strano gruppo.

Ad un tavolino sedevano Enrico ed Agatina.

I due vecchi mangiavano, e di tanto in tanto il cieco tendeva una mano, cercava la mano scarna della sua vecchierella e la accarezzava.

—E non l'abbiamo trovata neppure iersera—mormorava il cieco—la nostra figliuola!… Il dottore ci ha assicurato che l'avremmo ritrovata presto!

—Sta' sicuro che la ritroveremo, Enrico!—ripigliava Agatina.—Ho fatto un sogno stanotte… Mi è parso che avevo sentito laggiù… nella stanza dove c'è il cembalo… cantare una di quelle canzoni che tu stesso insegnavi ad Antonietta quando era bambina… mi suonava nell'orecchio proprio la sua voce… ho dato una spinta all'uscio… e… era lei… tutta vestita di bianco… Mi sono slanciata per abbracciarla, e gridarle: figliuola, figliuola!… ma allora mi sono svegliata.

—Sente! sente!—ripetè il dottore ad Antonietta.

La ragazza non poteva rattenersi: voleva entrar di forza nella stanza, saltare al collo de' suoi vecchi; colmarli di baci, di carezze: inginocchiarsi dinanzi a loro.