I due non si mossero più.

Ascoltavano col più grande raccoglimento, estatici, beati, assolutamente felici, scossi come da un brivido.

La voce celeste continuava i suoi gorgheggi, le note venivano a loro, per l'aria, nel silenzio, nella calma di quella bella sera, squisitamente melodiose: trasfondevano in essi la commozione che le ispirava.

—È lei!… è lei!—gridò Agatina, e tenendo per mano il cieco entrò di nuovo nella stanza, che era ormai quasi all'oscuro.

Le parve vedere un'ombra bianca dinanzi al cembalo.

Era Antonietta in una vesticciola leggera, coi suoi copiosi capelli biondi sciolti sugli omeri.

I vecchi erano rimasti sulla soglia. Agatina aveva trattenuto il cieco dall'andare più oltre.

—Forse non è lei!—gli aveva mormorato alle orecchie.

Quella penosa, viva ansietà, quel concentramento di tutte le loro facoltà, quel ravvivarsi di speranze dell'amore paterno e materno rendeva a' due infelici la ragione.

Agatina si accostò piano piano ad Antonietta, che cantava sempre.