Due giorni dopo, come ho detto, Lina partiva e traversava il confine del ducato di Lucca.
XXX.
Arrivava a Candino, presso Pescia: limite estremo del confine toscano, e di là al ponte dell'Abate, dove cominciava il ducato lucchese, e dove la bella ragazza s'incontrò ne' carabinieri del duca, quel giorno in alta tenuta per una festa di Stato, che la sbirciarono e l'accolsero con motti allegri. Ma Lina non badava a loro: troppo era abituata a sentirsi scoccare, suonar intorno alle orecchie parole di elogio alla sua fresca, aitante bellezza.
Neppure il ricco vestiario de' carabinieri ebbe da lei uno sguardo: e sì che era sfarzoso, come ricordano i vecchi; vestiario di foggia spagnuola; giubba lunga con mostreggiature rosse, buffetterie bianche, elmo, con una folta criniera, che ricadeva giù sulle spalle: tutti uomini di corpo prosperoso, di alta statura, quasi tutti còrsi.
Fatto circa un miglio oltre il ponte dell'Abate, Lina scese dalla diligenza e inforcò un viottolo, che andava tortuoso in mezzo ai campi, poi entrò in una strada più larga, salì una collinetta, a metà della quale sorgeva un bianco lungo caseggiato, che aveva accanto una chiesa, e un piccolo campanile.
Proprio nel momento in cui Lina saliva, il suono di due campane, garrulo, acuto, vibrava nell'aria pura e tranquilla della serena mattinata di luglio.
Un uomo seguiva Lina ad una grande distanza, tenendola sempre d'occhio, balzando da un luogo all'altro, talora appiattandosi dietro un albero, un cespuglio, o scendendo in qualche fossato, in qualche borratello, donde solo a tratti sguizzava fuori, volendo tenersi nascosto, e non essere scoperto dalla ragazza, che pedinava con tanta alacrità.
Lina si era messa per una selvetta, che circondava il caseggiato, e di tanto in tanto le pareva di udire uno stormìo di frasche, uno scalpiccìo, come se altri corresse dietro a lei, e si era voltata più volte, senza che però le venisse fatto di veder alcuno.
Arrivò dinanzi al caseggiato e si fermò sotto un porticato dal quale era l'entrata principale. Sulle due pareti laterali si leggevano scritte a grossi caratteri, da una parte, le parole: Dio ti vede!—dall'altra:—Penitenza, o Inferno!
La parete di fondo era quasi tutta occupata da una amplissima porta, sul davanti della quale penzolava una corda greggia, e assai lurida, che serviva per tirare il campanello.