Lina era ad un Convento di cappuccini.
Che cosa vi andava a fare la seducente e florida ragazza?
Guardò a destra e a sinistra, come se le stesse a cuore che nessuno in quell'istante potesse vederla, poi accostò alla corda una mano quasi tremante.
Subito udì lo scampanellìo di un grosso campanone: poi un ciabattare lungo il corridoio: finalmente gli occhi lucenti di un fratacchione scintillarono tra i buchi di un piccolo reticolato infisso nella porta.
—Sia laudato Gesù Cristo!… Che cosa vuoi, figliuola?—domandò con un vocione robusto.
—Sempre sia!…—rispose Lina tutta rossa.—Desidero parlare a Fra
Leone…
—Credo sia a pulire la chiesa… ma vado a chiamartelo e sarà qui nel tempo che tu dici un Gloria patri.
Poco dopo Lina udiva di nuovo un rumore di sandali, di tonache battute nelle gambe di coloro che camminavano, udì cigolare un grosso catenaccio e la porta si aprì.
Un frate di elevata statura, pallido, macilento, con lunga e folta barba nera, comparve sulla soglia.
Vista la ragazza, socchiuse la porta dietro a sè, fece alcuni passi e con ogni cautela si allontanò dal porticato, tenendo per mano Lina e guidandola verso un luogo più remoto, tutto coperto da alberi, su uno dei fianchi del caseggiato.