«Non altrimenti opera il Fisco con l'inquisito. Sostituendo al criterio la forza, getta sulla bilancia della causa per farla preponderare a suo grado un numero di congetture, che la ragione, la equità, e la giustizia rigettano.
«Ove è certa la reità e il reo non men certo, la giustizia inesorabile colpisca il reo, ma ove la reità non abbia altro appoggio che apparenze ingannevoli, sempre tenga di tutto sommo conto la giustizia per non punire, essendo questo il suggerimento della clemenza non già, di cui è vano rammentare ai giudici il nome, ma della scritta ragione, guida indeclinabile di chi accusa, di chi difende, e di chi siede per giudicare.
«Concludo che la Regia Rota debba assolvere il mio cliente.»
L'avvocato Arzellini uscì dalla sala, mentre un domestico gli gettava sulle spalle una grossa pelliccia.
Egli era in preda ad una specie di febbre, tanto aveva parlato con zelo, con convinzione, e commozione, tale era lo sforzo da lui fatto, la tensione della mente in cui aveva perdurato alcune ore.
L'Avvocato fiscale rinunziò a rispondere al difensore. Ripetè in brevissime parole che egli era profondamente convinto della reità dell'inquisito, e aspettava fidente dalla Regia Rota la severa condanna dell'assassino.
Adempite le formalità, il presidente dichiarò levata l'udienza.
L'ora era tarda: gli uscieri già avevano portato i lumi.
La sentenza doveva essere pronunziata, come vedrà il lettore, due giorni dopo.
Subito Lucertolo correva alla Palla per effettuare il piano di guerra, indicato dall'avvocato Arzellini.