La trepidanza con cui la Sguancia lo aveva ascoltato gli rivelava che egli non si era ingannato nel descrivere il modo onde l'assassino era entrato alla Palla la sera del delitto.

E restava assorto nelle sue meditazioni.

La polizia è fidente: i suoi agenti obbediscono talvolta a ispirazioni che sembrano inesplicabili, ma che essi attingono naturalmente alla pratica della loro professione, ad un certo sentimento, che è in essi acuito, perfezionato dall'esperienza. Così alcuni agenti, visitando talvolta il luogo dove fu compiuto un misfatto, anche alcuni mesi dopo l'avvenimento, sono riusciti a ricostruire, con indizii i quali sarebbero sfuggiti ad ogni altro, la storia di un delitto dei più tenebrosi.

Lucertolo immaginò che l'assassino, se era entrato alla Palla la sera del 14 gennaio, doveva avervi lasciato traccie.

Cercò di ripristinare la scena in tutti i suoi particolari.

Quando l'assassino era entrato, nessuno doveva trovarsi di certo nella stanza d'ingresso.

Se avesse udito rumori, se avesse sentito che vi si trovava gente, egli non avrebbe spinto la porta, sarebbe anzi tornato indietro.

L'assassino era insanguinato!

Naturale che il suo immediato pensiero, entrando, fosse stato quello di far sparire i segni che lo accusavano.

Al primo piano non era di certo salito perchè sempre frequentato.