—Che c'è? che c'è?—domando io.

—Ho trovato un cappello!—mi risponde un giovinotto. «Corro verso di lui, prendo il cappello, e subito lo riconosco… era il cappello di Bobi… Ci guardammo tutti costernati… Di sicuro, disse il più attempato dei contadini, qui si tratta di una grande disgrazia!… Mi sentii rabbrividir… Ma mi restava una speranza… Avanti! avanti!—ripetei. Ci avanzammo di più, sempre chiamando il Carminati, e cercando con le nostre voci dominare il rumore dell'acqua, che scrosciava, e del vento.»

Giunto a questo tratto del racconto, il famiglio invariabilmente si strusciava sulla fronte una pezzolaccia giallognola, che si cavava di tasca.

Il racconto finiva sempre con queste parole: «A una diecina di passi dal cappello, proprio rasente all'acqua, e mezzo affondato nella fanghiglia, abbiamo trovato… indovinate che cosa?… lo schioppo di Bobi… Nessuno ha più dubitato… Era chiaro che Bobi, forse dopo che il vento gli aveva portato via il cappello, volendolo ricercare, cacciandosi nel buio per esplorare… aveva inciampato, ed era cascato all'improvviso nel fiume… Aveva cercato di salvarsi disperatamente… e da lui veniva il grido di aiuto, aiuto! che avevo udito. Povero Bobi! e sino ad ora non si è avuta notizia del ritrovamento del cadavere!… Già con questa piena!»

E tutti si scalmanavano, si spolmonavano, si arrovellavano a commentare il fatto.

Gli autori del furto dei sacchi erano stati subito scoperti, e si trovavano in prigione.

Ma Bobi?

La sua tragica fine era motivo di stupore.

Lucertolo si era fermato sotto la Tettoia, detta de' Pisani, grottesca e barocca costruzione, tirata su a metà del caseggiato, che formava allora il lato della piazza di contro al Palazzo della Signoria.

La Tettoia serviva di riparo alle finestre degli Uffici Postali, rispondenti sulla Piazza, dalle quali si faceva la distribuzione delle lettere.