La stanza era altissima, sul soffitto erano dipinte ad affresco donne simboliche, dalle forme massiccie, con elmi in capo, con ampli panneggiamenti dai colori vivaci, circondate da nubi, da amorini paffutelli, da genietti scherzosi, ridanciani, chiassoni.
Le pareti, scombiccherate anch'esse da scene mitologiche, nelle quali si era sbizzarrita la fantasia di un pittore, che vedeva tutto grasso, paffuto, adiposo, erano fortunatamente quasi tutte coperte sino ad una certa altezza da scaffali pieni zeppi di libri.
Come abbiamo detto, suonavano le dieci.
Lo studioso non pareva stanco, anzi era forse più che mai infervorato nelle sue ricerche.
La stanza aveva tre porte, ognuna aprentesi a una diversa parete; porte da palazzo, larghe e pesanti, verniciate di bianco, luccicanti e filettate d'oro.
Da circa due minuti una mano leggiera picchiava lentamente ogni pochi secondi ad una delle porte.
Ma il nostro personaggio, assorto nella lettura e nelle sue meditazioni, non aveva udito.
Alla fine fu dato un picchio più forte, poi un altro.
Lo studioso alzò la testa, guardò verso la porta da cui veniva il rumore, quindi, come se non si fosse accorto di nulla, tornò a leggere.
La persona che stava di fuori pare avesse motivo di insistere perchè dette un terzo colpo.